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Lectio divina – III Domenica del Tempo ordinario – Anno B

Inserita il: 22/01/2021

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Mc 1,14-20
“Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”

 
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: 15 «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.

 
CONTESTO E TESTO
Nel testo del Vangelo secondo Marco, proprio all’inizio troviamo l’annuncio di Gesù, che il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino, e l’invito a convertirsi e a credere. Troviamo per questo la chiamata dei primi due discepoli: Pietro e Andrea, due pescatori che sono invitati ad andare dietro a Gesù: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”. Essi lasciato tutto lo seguirono. E’ l’inizio del discepolato, l’inizio della vita in Cristo, la vita cristiana, che è anche per noi un lasciare tutto alle spalle e considerarlo secondario per dare la precedenza a Gesù. Questa è l’essenza della conversione.

APPROFONDIMENTO DEL TESTO
Dopo che Giovanni fu arrestato (lett.: fu consegnato), Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio. Questa è l’ultima consegna di un profeta che precede quella di Gesù, il Figlio dell’uomo. Si conclude pertanto l’epoca dell’attesa con la consegna da parte di Dio dell’ultimo dei profeti a chi ne verserà il sangue come sigillo a tutta l’autentica profezia. Solo dopo questa consegna inizia il ministero di Gesù. Gesù inizia a predicare nella Galilea. Matteo ne porta la motivazione nell’avverarsi della profezia (cfr. Mt 4,13-16); in Mc non vi sono motivazioni esplicite. 
 
Il contenuto dell’evangelo è Dio nel suo manifestarsi nell’ora della redenzione e quindi dell’instaurazione del suo regno. Gesù è il banditore del lieto annuncio, come è detto in Is 52,7: Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo Dio».
 
Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo. È questo il contenuto dell’annuncio. Il tempo stabilito da Dio è giunto alla sua pienezza. Infatti si è spenta l’ultima voce profetica ed è iniziata l’era nuova e definitiva. Il regno di Dio è l’unico e vero evento che dà misura e consistenza a tutti gli altri avvenimenti. Il valore intrinseco di tutto quello che accade è misurabile solo dal Regno; questi è la discriminante di tutto sia della storia complessiva dell’umanità che di quella personale.
 
Il regno di Dio si è avvicinato. Il termine avvicinarsi esprime la dinamica insita nel regno di Dio. Esso è evento che si è fatto presente in Gesù e quindi il suo manifestarsi è legato al disegno salvifico che si attua tramite Gesù. Non c’è intelligenza e accoglienza del regno di Dio se non in Gesù. Essendo pertanto una manifestazione in atto e non ancora compiuta, essa esige la conversione e la fede. Infatti ora il regno di Dio si manifesta sia come vittoria sulle forze della morte (il satana e il peccato) sia nel portare la regalità di Dio nell’interno dell’umanità e di ciascuno degli uomini. Solo nel suo compimento il regno sarà visibile a tutti e quindi non implicherà più né conversione né fede perché allora vi sarà solo il giudizio. 
 
Il modo di accogliere la regalità di Dio è quindi la conversione. Convertitevi è il primo comando del Signore. La conversione è in rapporto alla rivelazione. Dal momento che in Gesù la rivelazione del Regno è definitiva, la risposta deve essere radicale ed essa si esprime, come insegna la pericope seguente, con la sequela a Gesù. Al Dio dei padri si ritorna solo seguendo Gesù.
 
Convertirsi implica una scelta concreta: credere nel Vangelo. Esso è oggetto di fede cioè di adesione totale, senza riserve, sia nelle sue attuali esigenze come anche nelle sue promesse. Cfr. 8,35: Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. E 10,29-30: Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.
 
Esso è l’ultima e definitiva parola di salvezza, quindi ogni uomo è posto nella necessità di affidarsi a Gesù come unico Salvatore, perché su di lui, il Padre, Dio, ha posto il suo sigillo (Gv 6,27).
 
Gesù percorrendo la Galilea giunge al lago. Qui vi sono i pescatori che durante la notte esercitano la loro attività. Gesù vede Simone e Andrea; Egli li conosce e li chiama – non attende che finiscano. E di fronte alla chiamata di Gesù tutto cessa all’improvviso e in modo inaspettato. 
 
Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». Essi devono andare insieme dietro di Lui. Il vincolo del sangue e lo stesso lavoro, che già li unisce, si trasformano in un nuovo rapporto e in un nuovo lavoro. Il nuovo rapporto è quello di dare inizio alla nuova comunità dei redenti, che si costituisce attorno a Gesù, con un modo nuovo di vivere le relazioni. Il nuovo lavoro è quello di diventare pescatori di uomini. 
 
In tutto questo noi vediamo la forza creatrice di Gesù. Egli, chiamando Simone e Andrea, dà loro la forza di seguirlo ed è Lui che li renderà capaci di essere pescatori di uomini. Questa espressione è nuova, essa scaturisce dalla “fantasia” di Gesù. Tutta l’arte che i discepoli usano per catturare i pesci nella loro rete, la fatica che essi compiono dovranno usarla in rapporto agli uomini per conquistarli a Gesù. Essi impareranno quest’arte stando alla Sua scuola. La sequela si presenta quindi come il modo unico e fondamentale della conversione. Si converte infatti colui che segue Gesù e ne condivide pienamente la vita e quindi le scelte.
 
E subito, lasciarono le reti e lo seguirono. La sequela è immediata. La risposta testimonia la presenza del Regno. Abbandonare subito le reti, lasciare cioè il lavoro a metà è illogico nel nostro modo di pensare, ma è rivelazione dell’esigenza del momento presente, della novità e bellezza della chiamata di Gesù. Non si può più indugiare, bisogna subito lasciare tutto e seguire Gesù.
 
Questo è quanto richiede seguire Gesù. Più il Signore diviene il senso dell’esistenza del cristiano meno si discute stando alla sua sequela. Tutto diviene semplice ed essenziale perché tutto consiste nell’andare dietro a Lui.
 
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Giacomo e Giovanni sono chiamati a pesca ultimata. Essi sono sulla barca con il padre e i garzoni. Gesù li chiama da questa situazione, da un legame con il padre e dalla loro azienda. Certamente il padre contava su di loro nel portarla avanti. Il Signore chiamando Giacomo e Giovanni a seguirlo, supera questo rapporto sia di sangue che di lavoro, va oltre, perché Lui è sempre al primo posto. Egli interviene con autorità ed essi obbediscono; scendono dalla barca lasciando il padre e incompiuto il lavoro. È chiaro che se si sta attaccati alle reti non si può andare molto lontano dal lago. Abbandonare le reti vuol dire la capacità di rischiare, non sull’ignoto, ma sul vangelo e su Gesù Cristo.

 




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