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Lectio divina della I Domenica di Avvento – Anno B

Inserita il: 27/11/2020

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Mc 13,33-37
“Vegliate, perché non sapete quando è il momento”

«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».


CONTESTO E TESTO
L’Avvento ci introduce in un nuovo anno liturgico e il capodanno della Liturgia: c’è quindi tutta la spinta a rinnovare la nostra vita per accogliere il Signore che viene. Avremo come guida, prevalentemente, il Vangelo di Marco, che è, come sappiamo, il primo dei quattro Vangeli ad essere stato scritto, per questo contiene una freschezza e una essenzialità che ci coinvolgono e ci spingono a scoprire sempre più da vicino il volto del Signore e il volto di chi lo segue come discepolo: anche il nostro volto di discepoli di questo tempo.
 
Questa prima domenica di Avvento ci illustra l’atteggiamento fondamentale con cui vivere questo tempo di attesa: vegliare, rimanere vigili, fare attenzione a quanto accade in noi e intorno a noi, per non trovarci impreparati al momento del ritorno del Signore. Perché non sappiamo quando è il momento del Suo ritorno. “Fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati” (Mc 13,37)

APPROFONDIMENTO DEL TESTO
Gesù dice a noi, suoi discepoli, anche oggi, proprio nella difficile situazione creata dalla pandemia: “Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento”. E’ un invito forte, se consideriamo che anche attraverso questa pandemia Gesù vuole parlare all’umanità e richiamarla a vegliare, a prestare attenzione, perché, nel discernimento, ritrovi la via della giustizia e della pace. State attenti, parola ripetuta che scandisce il discorso. Qui si riferisce al vegliare, a non abbassare la guardia, a rimanere in attesa di Lui.
 
A questo testo si può accostare il Cantico dei Cantici 5,2: io dormo, ma il mio cuore è insonne, nell’attesa che lo Sposo bussi alla porta. La veglia è quell’intima tensione verso la Sapienza (cfr Sap 6,15) e verso lo Sposo che ci porta, notte e giorno, ad avere l’orecchio interiore teso alla sua venuta. Il motivo di questo vegliare insonne è che non sappiamo quando sarà il momento preciso, questo momento è conosciuto solo dal Padre. Questo porta alla sobrietà che è caratteristica dell’attesa.
 
A questo punto Gesù introduce una piccola parabola, una similitudine: “È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare”. La parabola del padrone, che abbandona la sua casa e la dà in custodia ai servi, sta ad indicare il periodo intermedio tra la partenza ed il ritorno del padrone. La casa è sua e quindi Egli deve tornarvi, ma non si sa quando. L’immagine si trova pure in Mt 25,14 e in Lc 19,12, dove si parla di talenti e mine da trafficare; qui invece è l’attesa di un ritorno improvviso.
Ad ogni suo servo Egli ha dato il pieno potere, in rapporto al proprio compito. Ciascuno quindi ha la capacità di svolgere la propria opera, di agire in conformità a quanto gli è stato chiesto. Nel potere che ci ha dato di diventare figli di Dio (cfr. Gv 1,12) è pure racchiuso questo potere di compiere l’opera che ci è affidata. Spicca la figura del portiere che essendo il primo ad accogliere il padrone deve vigilare in modo particolare.
 
L’accostamento ad Eb 13,17 “Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vigilano sulle vostre anime e devono renderne conto, affinché lo facciano con gioia…” è illuminante: essi vigilano sulle vostre anime. Vigilano, cioè vegliano.
 
E Gesù insiste: “Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati”. La similitudine, appena abbozzata, è ora applicata a noi, suoi discepoli, proprio in questo tempo così difficile. Egli è il padrone della casa, Colui che viene e noi siamo coloro che lo attendono. Ma che significa per noi vegliare di fronte a una umanità malata, paurosa, ferita?
 
Vengono elencate le varie parti della notte, che sono quattro; non si nomina il giorno perché questo tempo è paragonato alla notte, come dice l’Apostolo in Rom 13,11-12: Questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Questo tempo è notte, il suo ritorno sarà in pieno giorno, ma già le luci di questo giorno si fanno intravedere anche in questa nostra notte. È questa luce che si manifesta nel nostro essere figli della luce e che ci fa attendere nella vigilanza.
 
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate! Gesù sta dicendo oggi a noi di vegliare, lo dice a quanti hanno ascoltato nel passato, ai suoi discepoli oggi, lo dico: l’uso del presente indica la risonanza perenne dell’Evangelo, lo dico a tutti coloro che ascoltano: vigilate, questa è la parola d’ordine. 
 
Chiediamoci perché il Signore si paragona a un uomo che torna a casa tardi o a un ladro? Cosa ci vuole dire l’ora in cui arriva? Il nostro rapporto con Lui è nella fede e quindi Egli ha questa libertà di tornare quando vuole e noi abbiamo la responsabilità di attenderlo e di dimenticarlo: siamo anche noi liberi. Siamo liberi di essere discepoli che aspettano Uno che deve tornare, mentre il mondo ci presenta tante cose da fare, ci sollecita a non fermarci e a non attendere, a non rimanere in ascolto della Parola del Signore.
 
Gesù, come l’uomo che è partito, dice: io sono quest’uomo che parte per un viaggio; è il Signore è allo stesso tempo uomo e Dio, per cui ci educa come figli non dicendoci quando torna, perché possiamo sperimentare la libertà dell’amore, lo sviluppo del desiderio amoroso: noi lo attendiamo come il Signore della nostra vita! Egli si riserva la sorpresa del momento finale. 
 
Noi siamo suoi fratelli come uomo e suoi figli come Signore. Dobbiamo attendere con fede e gioia ed anche con sobrietà e supplica. Abbiamo la grazia di vivere la vigilanza, la perseveranza dell’attesa, quando celebriamo l’Eucaristia e quando siamo a servizio dei poveri. Nella preghiera queste due realtà sono connesse e sono il nostro modo di aspettare il Signore, che viene.
 
Lo Spirito Santo indica un uomo Gesù. Se no in che senso si parla di un ritorno? Lo Spirito non fa altro che testimoniarci la realtà di Cristo e la realtà nostra, che è fisica e spirituale, in quanto noi non possiamo salvarci solo spiritualmente. 

 




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