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Lectio divina – XXX Domenica del Tempo ordinario – Anno B

Inserita il: 21/10/2021

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Mc 10,46-52
«Va’, la tua fede ti ha salvato»
 
 
E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
 
 
 
 
 

APPROFONDIMENTO DEL TESTO

La liturgia di Parola di questa trentesima domenica del tempo ordinario ci presenta l’opera di Dio che ascolta il grido del povero e conduce alla salvezza quanti si rivolgono a Lui con fiducia. Nel brano evangelico, Marco 10,46-52, ci racconta come Gesù ascolta il grido di Bartimeo, nato cieco, che viene guarito da Gesù per la sua fede coraggiosa e persistente: “Va, la tua fede ti ha salvato!” e avvolto nella luce si mise alla sequela di Gesù. Nel cieco di Gerico vi è il nostro itinerario. 
 
Gesù sentendolo gridare dice: “Chiamatelo questa è la parola della salvezza. Essere chiamati da Lui è essere salvati. La parola di Gesù ha un’eco in coloro che sono accanto al povero. È la mediazione della Chiesa che prolunga nella storia le parole di Gesù come parole di grazia, di salvezza e di consolazione. Alle parole di coloro che lo scoraggiavano si succedono le parole di chi consola. Chi persevera nella fede deve attraversare lo scoraggiamento che gli procura chi lo vuol far tacere perché lo vuol convincere che è impossibile che qualcosa cambi; ma chi persevera nella fede incontra il Signore. 
 
Ed Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Il fatto che getti via il mantello per essere pronto a correre verso Gesù ha un forte significato simbolico: nella sequela nulla deve impedirci e ritardare il nostro sì alla chiamata di Gesù. Il fatto che il cieco balzò in piedi indica la rapidità dell’azione e la gioia di vedere esaudita la sua preghiera.
 
Inizia un breve dialogo tra Gesù e Bartimeo: Gesù agisce come il re Messia che esaudisce le suppliche dei suoi sudditi. È infatti questo un chiaro segno messianico, come Egli stesso dichiara agli inviati di Giovanni: i ciechi ricuperano la vista (Mt 11,5). Bartimeo è già discepolo di Gesù in virtù della fede. Infatti, nel chiedere di poter recuperare la vista, il cieco chiede molto di più di essere guarito dalla cecità. 
Nel acconto della storia della passione del Signore, il verbo privilegiato per indicare il credere è “vedere”. La fede nel suo vertice ci viene descritta come luce che proviene della croce di Cristo: chi guarda in alto e contempla Gesù in croce “vede” ciò che il centurione ha visto e le donne hanno visto il mattino di Pasqua: la gloria del Figlio di Dio.
 
Consapevoli di essere privi della luce, come racconta Giovanni al capitolo 9,41: Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane», noi vogliamo ascoltare l’annuncio di Gesù. A noi la scelta: quella di metterci a gridare verso di Lui oppure quella di restare tiepidi e indifferenti. Chi inizia a gridare verso di Lui trova subito ostacoli in coloro che si affidano totalmente alla ragione e guardano a Gesù come a uno spettacolo: essi si accalcano curiosi e le grida smodate di questo cieco danno loro fastidio. Non importa che lui sia cieco, l’importante è che non gridi, non disturbi. Purtroppo è inevitabile che ci siano i poveri, frutto del peccato e dell’ingiustizia, ma per chi non ama l’importante è che non diano fastidio. 
 
Coloro invece che stanno vicino a Gesù, sentono questo grido e guardano il Maestro e gioiscono al vederlo fermarsi per chiamare il povero. Essi sono solleciti a confortarlo perché corra dal Maestro. Costoro hanno esperimentato la misericordia e desiderano che tutti i poveri la esperimentino.

 




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