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Lectio divina – XII Domenica del Tempo ordinario – Anno B

Inserita il: 18/06/2021

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 Mc 4,35-41
“Chi è Costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?”



In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva». E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che moriamo?». Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?».

CONTESTO E TESTO
Nel Vangelo di questa domenica troviamo Gesù in barca con i suoi discepoli sul lago e mentre si scatena l’improvvisa tempesta che mette paura ai discepoli Egli dorme e sembra non avvertire il pericolo, al punto che questi credono che non gli importa del pericolo. Ma Gesù svegliatosi prima interviene sulla tempesta, sulla natura e poi interviene nel cuore dei discepoli, sulla loro mancanza di fede. Nel v. 40 Gesù dice una parola forte: «Perché siete spaventati? Non avete ancora fede?». Nel racconto dell’indemoniato di Cafarnao, vi è un tratto comune: Gesù anche qui non fa un prodigio, ma compie un esorcismo, là su una persona, qui sul cosmo. Il Signore adopera lo stesso verbo nel suo comando: «Taci!», letteralmente: «Mettiti la museruola!». Tutta la creazione, tutto l’esistente viene esorcizzato perché Gesù possa passare alla sua missione.
 
Il discorso di Marco sta a conclusione delle parabole del Regno e prima dello sbarco a Gerasa in cui Gesù affronta l’indemoniato. Si vuole vedere qui il punto in cui Marco affronta il tema del passaggio alla missione, specificatamente ai pagani. C’è un attraversamento che Gesù e i suoi devono fare nel mare orgoglioso prima di questo slancio missionario. L’apostolo Paolo dirà a Timoteo: “Dio non ci ha dato uno spirito di spavento ma uno spirito di fervore”, ossia lo Spirito Santo. (2Tm 1,7) Abbiamo già ricevuto lo Spirito di potenza, di amore e di sobrietà: potenza per vincere il nostro terrore, che si attua nell’amore; e spirito di sobrietà ossia di mortificazione. 

APPROFONDIMENTO DEL TESTO
Gesù, come ci racconta Marco nel Vangelo, calma l’improvvisa tempesta con la sua parola autorevole, manifestando così sulla natura la stessa autorità di Dio e aiutando i suoi discepoli a crescere nella fede. 
 
Dopo aver parlato al popolo, che era lungo la spiaggia, mentre era seduto sulla barca, Gesù dice loro: «Passiamo all’altra riva». È Lui che comanda di attraversare il lago, ed è quindi Lui che li porta dentro la prova. Dopo gli insegnamenti attraverso le parabole, aventi al centro il mistero del Regno di Dio, l’evangelista Marco riporta di seguito quattro eventi prodigiosi compiuti da Gesù (Mc 4,35-5,43). Nel brano che contempliamo questa domenica, troviamo il primo degli eventi prodigiosi: la tempesta sedata e così ci invita a prendere posizione sull’esperienza di paura vissuta dai discepoli. E’ Gesù che prende iniziativa e invita i discepoli ad attraversare il lago. 
 
Allora, congedata la folla dopo la catechesi, i discepoli presero con sé Gesù, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Sempre colpisce l’espressione così com’era. I discepoli partono subito senza dar tempo a Gesù di alzarsi dal posto dov’era mentre Egli insegnava e sistemarsi per fare l’attraversata. Qui si menzionano altre barche che più non compaiono nel seguito della narrazione. Non si sa pertanto se anch’esse siano partite e abbiano compiuto l’attraversata. L’attenzione dell’evangelista si concentra tutta sulla barca dov’è Gesù con i suoi discepoli.
 
Mentre attraversano il lago si scatena una gran tempesta di vento. In essa sono espresse le forze avverse che vogliono ostacolare l’avanzare della barca in mezzo al mare. È la prova che i discepoli sembrano affrontare da soli. Le acque riempiono la barca, che è in procinto di affondare. E’ un immagine della Chiesa, comunione dei discepoli con Gesù, che è in pericolo e sembra in procinto di scomparire e, noi tutti ci disperiamo in essa come se fossimo soli, come se Gesù non fosse con noi. 
 
Ma Gesù se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Il suo sonno è segno della sua signoria. Egli non è toccato da quanto succede. Egli fa sentire la sua presenza anche quando dorme e prepara i suoi alla sua assenza che, tuttavia nella fede, è sempre presenza. Inoltre Gesù è l’immagine dell’uomo spirituale che nulla teme, neppure la morte, perché si sente custodito da Dio come “fanciullo in braccio a sua madre” (Sal 130).
 
Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». I discepoli svegliano Gesù e lo rimproverano. Essi affrontano Gesù solo come uomo, come uno di loro, anche se è il Maestro, come ora per la prima volta lo chiamano. Il titolo di Maestro rievoca il suo insegnamento dalla barca che ha tenuto poco prima, ma ora che i discepoli sono nella prova, il Maestro dorme. Questo apparente disinteresse di Gesù sdegna i discepoli nei suoi confronti, perché si sentono lasciati soli, senza intervenire in così grave pericolo mortale. 
 
Ma il Signore si sveglia e, nella sua maestà e potenza, sgrida il vento e dice al mare: «Taci, calmati!». È esplicito il riferimento all’intervento di Dio che rimprovera le Genti o l’empio come troviamo nella Scrittura più volte: (cfr. Sal 9,6), le fiere del canneto (Sal 67,31); il mare rosso (Sal 105,9); I superbi (Sal 118,21). Calmarsi o ammutolire è usato anche in Mc 1,25 riguardo allo spirito impuro.
 
I discepoli vedono ora con i propri occhi e ascoltano con le loro orecchie quella voce del Signore che è sulle acque (Sal 28,3) e che impedisce alla creazione di non ritornare nel caos. Quelle meraviglie che essi hanno celebrato più volte nel culto del tempio o della sinagoga ora le vedono attuarsi davanti a loro. Gesù è il Signore, non è un servo di Dio che supplica il Signore perché doni salvezza, ma è Colui che salva, è il Figlio! 
 
Infatti dopo il suo intervento vi fu grande bonaccia. Immediatamente, senza nessuna fase intermedia, come invece avviene in natura. Poi interpella ancora i discepoli: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». La paura è un lucido ragionamento che scaturisce dall’istinto di salvare se stessi. Esso è più veloce della nostra coscienza e anche della stessa fede. Solo chi ha fede può in questo istante lasciarsi condurre nella prova confidando solo in Dio. In Ap 21,8 troviamo che i pusillanimi (sono coloro che hanno paura) sono nominati insieme agli increduli 
 
Di fronte alla potenza di Gesù i discepoli sono presi da grande timore. Il grande timore è tipico nell’uomo quando si verifica la manifestazione divina e porta alla domanda: «Chi è dunque costui?». La domanda fa avanzare nel mistero ma non ancora nella rivelazione piena. Per accogliere la piena rivelazione del Signore occorre un cammino nella fede. E’ il cammino verso la confessione di fede perfetta che avviene con Pietro che proclama Gesù il Cristo di Dio e con il centurione, che davanti alla croce, esclama: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!» (Mc 15,39).

 




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