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Lectio divina – Santissimo Corpo e Sangue di Cristo – Anno B

Inserita il: 04/06/2021

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Mc 14,12-16.22-26
“Questo è il mio corpo: Questo è il mio sangue”

Il primo giorno degli Azzimi, quando si sacrificava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?» Egli mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate in città, e vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua; seguitelo; dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: ’Dov’è la stanza in cui mangerò la Pasqua con i miei discepoli?’". Egli vi mostrerà di sopra una grande sala ammobiliata e pronta; lì apparecchiate per noi». I discepoli andarono, giunsero nella città e trovarono come egli aveva detto loro; e prepararono per la Pasqua. Mentre mangiavano, Gesù prese del pane; detta la benedizione, lo spezzò, lo diede loro e disse: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero. Poi Gesù disse: «Questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti. In verità vi dico che non berrò più del frutto della vigna fino al giorno che lo berrò nuovo nel regno di Dio». Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi.
 

CONTESTO E TESTO
In questo tempo liturgico si susseguono molte solennità che ci consentono di contemplare i misteri della nostra fede nelle loro diverse sfaccettature: dopo la solennità della Santissima Trinità oggi celebriamo la solennità del Corpo e Sangue di Cristo: il mistero dell’Eucaristia a noi donato per rendere adorazione e lode con Gesù al Padre nello Spirito.
 
Nel racconto dell’ultima cena nel Vangelo secondo Marco, Gesù istituisce l’Eucaristia durante la Pasqua ebraica: siamo al momento culminante del ministero di Gesù: egli si dona e un discepolo lo tradisce. Il testo di Marco c’introduce nella gestualità storica dell’Eucaristia. Il racconto segue lo schema dei preparativi per l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, infatti Marco sottolinea così l’iniziativa di Gesù: è Lui che con sovrana libertà invia i suoi discepoli a preparare la nuova Pasqua, per la quale Egli stesso sarà l’Agnello. L’ultimo gesto liturgico da parte di Gesù sulla terra ci aiuta a comprendere come nella Celebrazione Eucaristica, ricevendo e adorando l’Eucaristia, noi riceviamo la salvezza che Cristo ci ha donato con la sua morte e risurrezione, diventando così suoi collaboratori per realizzare il disegno d’amore del Padre per tutti i suoi figli.

APPROFONDIMENTO DEL TESTO
L’evangelista Marco ci racconta quello che avviene nell’ultima Pasqua vissuta da Gesù. E’ il quinto giorno della grande settimana: si considerava il primo giorno degli Azzimi e si precisa che è il giorno in cui s’immola la Pasqua. I discepoli chiedono a Gesù dove voglia mangiare la Pasqua: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Sono a Lui completamente soggetti in quanto suoi discepoli e questo mette in luce la signoria di Cristo non solo sui discepoli ma anche sugli avvenimenti.
 
Allora Gesù manda due dei suoi discepoli a preparare la Pasqua dicendo loro: “Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo”. È una missione quella di preparare la Pasqua per il Cristo. Essa si svolge nella luce dei segni, come quando Saul fu unto re d’Israele (cfr 1Sam 11, 12-15). Con quell’acqua, attinta a Siloe, il Signore Gesù celebra i misteri della Pasqua. Essendo l’acqua un segno, l’uomo che la porta è avvolto dal mistero e da lui emerge, come da un iceberg, solo quello che fa parte dell’economia sacramentale. Come infatti i figli d’Israele furono redenti dopo il passaggio del mare, così ora i discepoli possono celebrare la pasqua attraverso il passaggio nell’acqua pura, portata da colui che introduce i discepoli nella stanza della cena.
 
Gesù continua a dare istruzioni ai discepoli e dice: là dove quest’uomo entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Il Maestro chiama sua la stanza dove celebra la Pasqua. Perché la chiama sua? Perché il rito della Pasqua è perenne e dovunque sono i suoi discepoli ivi si celebra la sua Pasqua, nella sua stanza alta che è l’umanità, che è la Chiesa, sua sposa.
 
Il padrone della casa mostra al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; e lascia salire al piano superiore, nella grande sala, per celebrare la Pasqua solo il Cristo e i suoi discepoli. Sono infatti ammessi a questa stanza alta solo coloro che elevano la loro mente e il loro cuore e possono gustare la Pasqua del Signore. Come l’uomo, che porta la brocca d’acqua, così il padrone di casa emerge nell’economia del mistero. Egli ha già preparato la stanza per accogliere Gesù e i suoi discepoli. Gesù s’inserisce nell’antica economia per dare vita alla nuova. Il padrone di casa ha tutto preparato secondo i simboli della Legge e il Signore svela ai suoi discepoli il significato mistico di essi, perché nel nuovo si percepisca l’antico come un tutt’uno nel Cristo.
 
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Tutto avviene come ha detto Gesù e la Pasqua è pronta. È il sigillo della Parola contenuta nelle divine Scritture che Gesù adempie perfettamente. I discepoli non agiscono nell’incognito perché tutto è predisposto secondo il disegno stabilito dal Padre. Mentre mangiavano, probabilmente tra l’antipasto e il pasto della cena pasquale, al momento della benedizione della mensa col pane azzimo, Gesù prese il pane, gesto consueto della benedizione, avendo benedetto Colui che produce il pane della terra, lo spezzò, gesto di comunione come dice l’Apostolo Paolo in 1Cor 10,16-17: Il pane che spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché un solo pane, un solo corpo: molti siamo; infatti tutti partecipiamo a quest’unico pane. 
 
Il pane è spezzato per la comunione al Corpo di Cristo e rende tutti noi un solo corpo. E lo diede loro, non avrebbero potuto mangiarlo se non lo avesse dato loro, è quindi un dono e come tale resta: non lo si può mangiare se Cristo non lo dà a noi. Prendete, come avrebbero potuto prenderlo se Egli non si fosse consegnato e non avesse comandato di prenderlo? Il comando dà la forza di mangiare di quel pane. Questo è il mio corpo. La coincidenza tra il pane e il corpo è tale che la presenza corporea di Gesù è trasmessa a questo pane benedetto. Tutti i misteri impressi nella carne del Cristo sono presenti nel sacramento del suo Corpo e ad essi comunichiamo anche noi quando lo mangiamo. Poi Gesù prese un calice, quello della benedizione (cfr. 1Cor 10,16), al termine della cena (come dice espressamente Lc 22,20) e rese grazie: è la grande benedizione, madre di tutte le preci eucaristiche. Gesù lo dona loro non solo quella volta ma sempre, infatti gli apostoli che lo hanno ricevuto da Gesù lo hanno trasmesso ai loro successori e continueranno a farlo fino al ritorno di Cristo. Unica è la Parola di Cristo, unica è l’azione in tutte le celebrazioni eucaristiche e tutti mangiamo di quell’unico Pane e beviamo a quell’unico Calice, fino alla fine dei secoli. 
 
L’unica Parola e l’unico Rendimento di grazie vengono trasmessi dai Dodici e dai loro successori, i vescovi, nella Chiesa di tutti i tempi, perché tutti possano mangiare di quell’unico Pane e bere a quell’unico Calice. E ne bevono, dall’unico Calice, tutti coloro per i quali il Sangue è versato in remissione dei peccati (Mt 26,28). E dice loro: “Questo è il mio sangue dell’alleanza”; non dice nuova alleanza, infatti l’uso dell’assoluto dice che questa è l’unica alleanza profetizzata e prefigurata nell’Antico Testamento. I testi sono Es 24,8: ecco il sangue dell’alleanza - Zac 9,11: nel sangue della tua alleanza, versato. Il calice contiene in sé sacramentalmente il sangue versato nella morte, quindi la vita donata per noi da Cristo. Infatti in Is 53,12 è detto ha versato nella morte la sua anima. Vi è quindi coincidenza tra anima (= vita) e sangue. Per i molti come in Is 53,11: giustificherà il giusto mio servo i molti, è la salvezza di tutti. Bere quindi al Calice diviene esperienza fondamentale per il discepolo in rapporto alla vita di Gesù e al suo dono d’amore.
 
In rapporto al Calice della benedizione, che è il suo Sangue, il Signore pronuncia questa profezia: “In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio”. Qual è quel giorno in cui lo berrà nuovo nel Regno di Dio? È il giorno del suo ritorno al Padre ed anche il giorno del suo ritorno sulla terra alla fine dei tempi. E dopo aver cantato l’inno, Gesù e i discepoli uscirono verso il monte degli Ulivi. 

 




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