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Lectio divina – VI Domenica del Tempo ordinario – Anno B

Inserita il: 12/02/2021

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Mc 1,40-45
“Se vuoi puoi purificarmi”

 
Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

 
CONTESTO E TESTO
Marco ci racconta l’incontro di Gesù con un lebbroso e possiamo subito constatare come Gesù non solo non lo allontana, ma ha compassione e addirittura lo tocca, fa cioè un gesto proibito, ma il suo tocco guarisce il lebbroso. È proprio questa gratuità d’amore del Signore che ci purifica e ci guarisce, restituendoci alla comunità dei fratelli e delle sorelle. Inoltre Gesù non vuole pubblicità ma esorta il guarito a presentarsi al sacerdote perché né costati la guarigione, proprio come prescriveva la legge di Mosè. Così l’ex lebbroso può essere riammesso alla normalità della vita. La nostra vita spirituale è lasciarsi pervadere dalla presenza del Signore e quindi dal suo amore che diviene in noi riconoscenza per le sue opere di misericordia. Chi si consegna totalmente al Signore vive nel dono della grazia che incessantemente riceve per puro dono, accolto e riconosciuto con gratitudine.

 
APPROFONDIMENTO DEL TESTO
Possiamo accostarci al Vangelo in modo più approfondito, considerando alcune caratteristiche del racconto di Marco che mette in evidenza alcuni particolari molto interessanti per il nostro cammino di fede. 
 
Gesù accoglie chiunque si accosta a Lui: al cieco è donata la vista, allo zoppo il saltare, al lebbroso la purificazione. In questo brano il lebbroso viene verso di Gesù. Mentre nell’antica alleanza il lebbroso era messo fuori dell’accampamento, lontano dal Santuario, ora il lebbroso viene verso il Santo di Dio. L’evangelo dice prima: viene verso di lui, poi aggiunge: un lebbroso. Prima c’è questo movimento di attrazione verso il Cristo poi appare chi è attratto; dice infatti il Signore: «Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori» (2,17). 
 
Il lebbroso viene al Santuario, l’impuro viene al Puro, il peccatore viene al Giusto, viene l’uomo al suo Dio supplicandolo in ginocchio. Lo supplica in ginocchio e parla: è questo che dobbiamo fare nella preghiera per ottenere la guarigione e la nostra purificazione come pure quella dei nostri fratelli. 
 
Inginocchiarsi manca nella Bibbia greca (Settanta). Anche il ricco che chiede al Signore che cosa deve fare per avere la vita eterna, s’inginocchia. In tutta la Scrittura questo termine è riservato solo al Cristo: davanti a Lui s’inginocchia il lebbroso, il padre del figlio epilettico (Mt 17,14), il ricco (Mc 10,17) e i soldati durante la Passione (Mt 27,29).
 
«Se vuoi, puoi purificarmi!». In questa stupenda preghiera sono uniti i due verbi della misericordia (se vuoi) e della potenza (puoi) di Gesù. Questa è la fede. Essa non è pretesa ma sicurezza che per Gesù, se vuole, l’impossibile diventa possibile. I sacerdoti servono a dichiarare l’avvenuta guarigione e quindi possono reintrodurre il lebbroso nello stato di purità, ma Gesù introduce il lebbroso nella comunità, purificandolo.
 
Gesù ha compassione del lebbroso e fa un gesto proibito: tese la mano e lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». Gesù ha compassione della situazione in cui trova l’uomo (cfr. 6,34: vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore; 8,2: Sento compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare; 9,22: Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci). 
 
Tese la mano, Gesù tocca il lebbroso perché la forza che guarisce si trasmette in modo visibile attraverso dei gesti e delle parole ben precise. È questa la forza sacramentale dell’amore del Signore, che toglie la divisione creata dalla Legge e nella sfera della morte fa penetrare la forza della vita attraverso il gesto e le parole. In Gesù è Dio che entra nella realtà dell’uomo e mondandola la immette nella piena comunione con sé. Al gesto Gesù unisce la Parola che esprime la sua volontà di mondarlo dalla lebbra. 
 
Nella forza del gesto e della parola di Gesù subito la lebbra si allontana e l’uomo è mondato. La lebbra è presentata come una forza, una presenza che domina e distrugge, è la stessa forza della morte che non può resistere davanti al comando del Signore. Qui sta la caratteristica del nostro incontro con il Signore; pur essendo nel tempo esso si misura nell’intensità dello Spirito e quindi della nostra fede in Lui come atto puro dove tace ogni ragione e ogni pretesa. 
 
Allora all’esperienza del credente si apre la speranza come virtù dell’impossibile che diviene possibile più che per uno sforzo di fede per una contemplazione interiore del Signore e della sua compassione e quindi il credere diviene abbandono e interiore certezza di essere esauditi. Appena il credente abbandona la fede come semplice e umile adesione egli scorge il dubbio come incertezza del suo pensiero e viene meno. 
 
Sia Gesù che il lebbroso sono sotto la legge e qui avviene l’incontro. Il lebbroso sa che Gesù può mondarlo e glielo chiede; in questo istante egli è tutto abbandonato al potere e al volere di Gesù e il Signore vuole mondarlo senza annullare la legge. In che modo Egli può fare questo? Assumendo su di sé la sua impurità che solo nell’aspersione del suo sangue può esser tolta. La guarigione fisica è il segno che egli è diventato tutto puro.
 
Gesù dopo la guarigione si comporta severamente con il guarito e gi raccomanda di non divulgare la notizia: E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 
 
Infatti il lebbroso guarito non può dare l’annuncio di quello che Gesù ha fatto per lui perché la proclamazione deve avvenire dall’interno della Legge che dichiara la sua avvenuta purificazione e quindi dà testimonianza se pure in modo indiretto dell’azione compiuta da Gesù. 
 
La rivelazione segue delle vie ben precise che danno così testimonianza a Gesù. La fede infatti non si fonda sul sensazionale in quanto tale ma sulla verifica dell’esatta corrispondenza dell’opera di Gesù con quanto proclamano le divine Scritture.
 
I sacerdoti, che conoscono la Legge e possono con esattezza diagnosticare la malattia, si accorgono che il l’uomo è perfettamente guarito dalla lebbra e ne possono dare testimonianza.
 
L’uomo guarito trasgredisce il comando di Gesù e lo predica al punto tale che Gesù deve abitare in luoghi deserti, perché a Lui tutti ricorrono. Certamente è difficile rispondere se l’azione del guarito sia contro Gesù anche se è andata contro il suo ordine. Pur non essendo giunta la sua ora, tuttavia Gesù ha come provocato questa sua manifestazione che non è la prima. A differenza delle altre essa ha un effetto straordinario sulle folle che accorrono a Lui. Colui che era escluso, una volta entrato in seno a Israele, si fa banditore del Cristo. È pur vero che chi ha conosciuto Gesù non può tacerlo. 

 




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Mariel

12/02/2021 | 22:02

Hola grazie , bello esto

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