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Lectio divina Corpo e Sangue di Cristo – Anno C

Inserita il: 21/06/2019

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Lc 9,11-17
“Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo e li benedisse”

11Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. 12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». 13Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». 14C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». 15Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 16Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

CONTESTO E TESTO
Le letture di questa solennità del Corpo e Sangue di Cristo ci introducono alla contemplazione del Mistero Eucaristico, in cui nel Pane e nel Vino il Signore ci dona i segni sacramentali della sua Presenza: Egli rimane sempre con noi. Nel racconto di Genesi 14, la prima lettura ci parla del segno profetico compiuto da Melchìsedek nell’incontro con il patriarca Abramo: offrì pane e vino, prefigurando il banchetto che Gesù condividerà con i suoi discepoli prima della sua Passione. Melchìsedek è un sacerdote misterioso, il suo nome significa Re di giustizia e di pace (cf Ebrei 7,2).
Il salmo 110 richiama questo gesto profetico che la Chiesa riferisce al sacerdozio di Cristo: è Lui che è Sacerdote l’eterno, che è stato intronizzato alla destra del Padre. Nella seconda lettura, l’apostolo Paolo, scrivendo ai Corinti, si riallaccia all’antica tradizione della Cena del Signore, per trasmettere fedelmente le parole del Maestro e ricordare che ogni volta che mangiamo questo pane e beviamo a questo calice, noi annunciamo la morte del Signore finché Egli venga. 
Il Vangelo racconta la moltiplicazione dei pani e dei pesci secondo la redazione di Luca, moltiplicazione che avviene con i gesti e i “segni” della celebrazione Eucaristica: la benedizione, la “fractio panis” e la distribuzione alla folla.

MEMORIALE DEL SIGNORE MORTO E RISORTO
L’Eucaristia è la permanente presenza di questi gesti. Per questo non è una semplice memoria, noi lo chiamiamo memoriale. Questa parola significa che, durante quei gesti, che noi compiamo per il comando ricevuto dal Signore, crollano le barriere del tempo e dello spazio, e il sacrificio stesso di Gesù, la sua crocifissione, ma anche la sua risurrezione, diventano contemporanei per noi: è in questo modo che viene coniugata la fedeltà del Signore. Quel pane spezzato è il Corpo Crocifisso di Gesù di Nazareth, quel vino condiviso è il sangue del Crocifisso Gesù di Nazareth, ma simultaneamente a questo riferimento alla morte e al versamento del sangue, c’è anche la bella notizia della risurrezione, come caparra, come anticipo di ciò che poi sarà realtà per l’umanità intera e per tutto il mondo. “Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, attendiamo il tuo ritorno”.
 
Grazie alla sensibilità emersa con il rinnovamento liturgico, con il rinnovamento biblico, con il rinnovamento degli studi dei Padri della Chiesa, con una scoperta ecumenica, che comportava anche il dialogo con le Chiesa Orientali, è stata scoperta la bellezza della Celebrazione Eucaristica, della doppia mensa del pane della Parola e del pane dell’Eucarestia. Per cui, sempre di più, adesso, dopo il Concilio Vaticano II, si scopre che la cosa più importante è la Celebrazione Eucaristica: l’Eucarestia in funzione della comunione di tutta la Chiesa; per cui quel Corpo spezzato diventa fonte e culmine di quel misteriosissimo Corpo di Cristo che si identifica con la Chiesa e che siamo tutti noi. 
 
Dopo il Concilio Vaticano II pian piano nelle parrocchie si è data più importanza alla Celebrazione Eucaristica e dobbiamo anche ammettere che c’è stata un po’ di caduta di attenzione, di apprezzamento, di onore, nei confronti di altre forme di rapporto con Dio. Quindi, il richiamarsi alla Presenza reale diventa adesso una proposta opportuna, che la Chiesa prosegue a fare, proprio solennizzando la festa del Corpus Christi. È richiamare l’importanza della fede come relazione interpersonale con Dio e con i fratelli.
 
C’è stato un cammino, un cammino che ha potuto essere completato meglio, e adesso possiamo adorare l’Eucarestia, celebrare il SS.mo Sacramento con la consapevolezza che la linea verticale del rapporto con Dio e la linea orizzontale del rapporto con gli uomini, devono ritrovarsi proprio nell’incontro della Croce. Perché se fossimo soltanto orizzontali, senza questa sollecitazione verticale, potremmo ridurre la stessa Celebrazione Eucaristica a una semplice celebrazione di solidarietà, quasi un picnic fatto insieme. 

CINQUE PANE DUE PESCI
Noi siamo insieme in LUI, per LUI, con LUI, in vista di LUI. Questo è tutto ciò che si cerca di capire sia nel leggere il testo del Vangelo, sia nel leggere poi il testo del Primo Testamento, il sacrificio di Melchìsedek, e, soprattutto, il brano della prima Lettera ai Corinti.
 
Gesù ci dice: Voi stessi date loro da mangiare. È un invito molto preciso: “Tiratevi su le maniche, date voi da mangiare, non spettate che arrivi il pane dal cielo; sono già io il Pane dal cielo, lasciatevi nutrire da me, imparando a nutrire gli altri, come io ho nutrito voi. Questo è il mio Corpo, dato per voi; io mi sono spezzato per voi, fate questo in memoria di me”. Cioè “Continuate questo spezzarsi per gli altri, che io vivo continuamente per voi”. Lui l’ha fatto una volta per tutte, ma continua a farlo insieme con noi, ogni volta che obbediamo al suo comando e ci spezziamo gli uni agli altri, come Lui si è spezzato per noi.
 
“Voi stessi date loro da mangiare. Constaterete che quanto più voi vi spezzate, tanto più venite saziati”. Cinquemila persone! Dando il segno per eccellenza della messianicità, che alcuni esegeti vedono anche nella descrizione dei gruppetti di cinquanta. Cinquanta è un numero militare, indica un drappello consistente di persone: sono cinquemila, quindi sono cento drappelli di cinquanta persone ciascuno.
 
Ora, il riferimento è alla messianicità di Gesù: aspettavano questo grande condottiero, che avrebbe organizzato nel deserto il suo esercito per sconfiggere i Romani. Ovviamente non avevano capito nulla, perché Gesù sta pensando in termini diversi; pur utilizzando gli stessi schemi sta pensando ad un altro tipo di vittoria, che non è militare, è una vittoria sulla necessità della gente.
 
Cinque pani e due pesci, cinque, cinquanta, cinquemila… solo un’osservazione di un Padre della Chiesa: “Osservate: quanti sono i sensi del corpo? Cinque. Quante sono le parole date da Dio al Sinai? Sono dieci. Siate dunque non figli dei cinque, ma figli dei dieci. Lasciatevi nutrire non dai cinque vostri sensi del corpo, ma dalle dieci Parole di Dio”. (San Girolamo)
 
Il pane e il vino, offerti da Melchìsedek sono considerati da sempre una profezia realizzata da Gesù, che nell’Ultima Cena ha offerto il pane e il vino, identificati, come ha detto esplicitamente Lui con il suo Corpo e con il suo Sangue. Ora, questo pane e vino, offerto da Melchìsedek ad Abramo, è misteriosissimo, perché Melchìsedek, non avendo né padre, né madre, è considerato sacerdote eterno. La Lettera agli Ebrei parla di Melchìsedek come profezia di Gesù, che permanentemente è Colui che si offre a noi come il pane e il vino. Il gesto compiuto da Melchìsedek è così importante, che Abramo si impegna a dargli la decima. L’invito è di non essere preoccupati non dei cinque sensi, ma delle dieci Parole di Dio, perché i cinque sensi passano con la figura fugace di questo mondo, ma la Parola di Dio rimane in eterno. 
 
È sempre buono tornare a leggere i documenti del Concilio Vaticano II, la Lumen Gentium e la Sacrosanctum Concilium, che sono di una grande ricchezza teologica e spirituale. Molti di noi forse non li ricordano più o non li hanno mai letti. Ma il Concilio Vaticano II ha condotto la Chiesa nel nuovo millennio perché fosse in grado di dialogare ed annunciare il Vangelo alle nuove generazioni.

LA DIVINIZZAZIONE: THÉOSIS
Questo sta a significare che la frequentazione del Sacramento del Pane e del Vino e di tutti i Sacramenti della Chiesa ci conduce ad una sorta di trasfigurazione, trasformazione della realtà creata nella realtà divina. In termini tecnici i Padri Orientali la chiamano théosis (divinizzazione), cioè siamo divinizzati. 
 
La frequentazione dei Sacramenti permette di arrivare ad un cambiamento interiore, analogo al cambiamento che trasforma il cibo che mangiamo in tutto ciò che costituisce la nostra realtà fisica. Noi mangiamo il pane, beviamo il vino, il nostro corpo lo elabora e lo nutre come sangue e con tutto ciò che può essere necessario per la sua vita. L’analogia c’è, ma rovesciata, cioè: partecipare al pane e al vino del Signore permette non all’uomo di succhiare tutta ciò di cui ha bisogno il suo corpo, ma di lasciarsi trasformare, fino a rendersi partecipe della natura divina (2Pt 1,4).
 
È ciò che succede sia quando ci nutriamo con il pane della Parola, come facciamo con la lectio divina e la preghiera personale e comunitaria, sia quando ci nutriamo con il Pane del Sacramento Eucaristico. Quindi, frequentare i Sacramenti e frequentare la Scrittura sono due modi, che dobbiamo considerare come i due piedi, di cui abbiamo bisogno per poter camminare speditamente da persone vive, che si lasciano lavorare interiormente dalla stessa Parola di Dio, che assume due forme, la forma della Scrittura e la forma del Sacramento. Chi vuole fare veramente un cammino di fede, deve nutrirsi di questi due cibi, altrimenti muore di fame. 

 




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Hna. Rosa Edilma Pinilla Molina

23/06/2019 | 02:07

Qué gran riqueza! Muchas gracias a todas las personas que han contribuido para este subsidio.

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