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Lectio divina della XVII Domenica del Tempo ordinario - Anno A

Inserita il: 23/07/2020

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Mt 13, 44-52
“Il Regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo”

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: 44«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. 45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. 47Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. 51Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». 52Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

 
 
CONTESTO E TESTO
I testi della liturgia di questa domenica sono molto attraenti ed esigenti: da una parte scaldano il cuore e dall’altra sono molto impegnativi per il nostro cammino di fede.
 
Nel Vangelo secondo, Gesù ci presenta tre parabole che descrivono l’identità del Regno dei cieli: è simile a un tesoro nascosto che quando viene trovato ci riempie di gioia e vendiamo tutto pur di averlo. Il Regno è simile anche a una perla di grande valore, che quando viene trovata merita di liberarsi di ogni altro avere pur di averla. E’ simile anche a una rete gettata nel mare che si riempie di ogni genere di pesci che i pescatori sono chiamati a selezionare e a dividere, immagine del giudizio finale che avverrà alla fine del mondo. 
 
Gesù conclude dicendo anche a noi che se abbiamo compreso queste parabole siamo suoi discepoli e diveniamo simili al padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. La nostra vita è proprio il tempo migliore per ascoltare e vivere il Vangelo.

APPROFONDIMENTO DEL TESTO
Il tesoro è nascosto; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo. Nessuno vede quel tesoro. Esso causa la gioia in chi l’ha trovato e gli altri lo vedono compiere azioni che indirettamente rivelano che ha scoperto qualcosa. In rapporto a questo tesoro è necessario vendere tutto per comprarlo. Più il Regno penetra in noi, più ci spogliamo degli altri beni per l’ebbrezza della gioia che il Regno ci dona. Pr 2,4: e per essa scaverai come per i tesori. Fil 3,7: quelle cose che per me erano un guadagno, queste stimai per Cristo una perdita. Cristo è il campo visibile nel quale è nascosto il tesoro invisibile del Regno (Col 2,3: nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza).
 
Il mercante cerca le perle preziose. Le ha nella mente e nel cuore. Vi è un desiderio intenso che precede il momento in cui trova la perla di grande valore. Questa è unica in rapporto alle molte. Per esse il mercante vende tutto. Pr 3,15: La sapienza è più preziosa delle perle; 8,11: La scienza vale più delle perle. Per S. Agostino il tesoro nascosto è la divina Scrittura. «Quando uno la comprende nella sua intelligenza, percepisce che ivi sono nascosti grandi misteri. Allora va, vende tutto quello che ha e la compra, cioè, disprezzando le cose temporali, si acquista la quiete (otium) per essere ricco della conoscenza di Dio» (Questiones in Evangelium. ad Mattheum 13).
 
Ancora, si collega a quanto precede sia alla parabola della zizzania (vedi sopra), sia a quelle del tesoro nascosto e della perla; non bisogna infatti temere la rete già gettata se si è alla ricerca del Regno. A una rete gettata nel mare: nella rete, nel fatto che è gettata e nel mare si può cogliere il mistero del Regno dei cieli. In questa rete entra ogni genere di pesci sia buoni che cattivi. Si può infatti essere all’interno della rete apostolica senza essere interiormente trasformati. È quanto insegna l’apostolo Giovanni: «Figlioli, questa è l’ultima ora. Come avete udito che deve venire l’anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l’ultima ora. Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri». (1Gv 2,18-19).
 
Quando è piena, richiama la pienezza delle genti (Rm 11,25); la rete infatti sta nel mare in atto di raccogliere e vi sta finché non si riempie; solo allora viene tirata sulla spiaggia là dove la folla è seduta (cfr. v. 2). L’identità di luogo fa capire il valore dell’Evangelo come momento iniziale dell’unico giudizio di Dio. La folla, che ascolta, è come presa dalla rete evangelica e la parabola invita gli ascoltatori a giudicare se stessi come stanno ascoltando.
 
I pescatori fanno una scelta; conservano i pesci buoni e gettano fuori quelli cattivi; questa distinzione è basata sulla Legge (cfr. Lv 11,9-12; Dt 14,9s). La scelta quindi passa anche attraverso l’osservanza della Legge; l’Evangelo infatti non l’annulla la Legge ma la porta a compimento.
 
La parabola viene spiegata. Il momento della scelta è la fine di questo mondo; la fine corrisponde alla rete piena che viene tirata sulla spiaggia. I pescatori sono gli angeli che separano i malvagi togliendoli dal gruppo dei giusti. Solo ora e con l’intervento di queste potenze spirituali avviene la separazione finale. È la stessa finale della parabola della zizzania.
 
Avete compreso? Vedi anche 13,18. Dal suo tesoro, cioè dal tesoro del suo cuore 12,35. Cose nuove e cose antiche, sono l’uno e l’altro Testamento. Il cristiano come scriba è istruito nelle Scritture, come discepolo è ammaestrato nell’insegnamento del Cristo e sa trarre dal suo tesoro in modo armonioso gli insegnamenti dell’uno e dell’altro Testamento. Sa così mettere in luce le cose nascoste dalla fondazione del mondo. La congiunzione “e” non ha un semplice valore additivo (cose nuove aggiunte alle antiche); queste cose nuove sono anche molto antiche, come viene mostrato da Matteo lungo tutto il vangelo con le citazioni dell’A.T. Quello che era antico ora in Cristo diviene nuovo, attuale e, proprio in virtù di Cristo, appartiene al Regno futuro. 

DAI PADRI DELLA CHIESA
Commentando proprio questa sezione del vangelo di Matteo, scrive Ilario di Poitiers, la cui testimonianza vale per quella di tanti altri padri della Chiesa: «La nave è immagine della Chiesa, all’interno della quale si trova e si insegna il Verbo della vita» . I Padri espressero il carattere storico della Chiesa paragonandola ad una nave che naviga sul mare tempestoso del mondo. Per loro, il cui punto di riferimento privilegiato era la Scrittura, era viva la memoria dell’arca di Noè o della nave di Pietro, istintivamente associate ad eventi di salvezza operati per mezzo di Dio (o di Gesù). La Chiesa, come una nave, non ha su questa terra un porto sicuro ed è costretta a viaggiare fra le tempeste di questo mondo, in attesa di arrivare ad un porto sicuro. Tuttavia, sostenuti dal legno di questa nave (che spesso, nel pensiero dei Padri, si sovrappone con il legno della croce), i credenti possono giungere al porto sospirato, ossia alla salvezza eterna. Spesso il simbolo della nave è persino più ricco. Intanto perché l’albero e il pennone che reggono le vele richiamano la croce.
 
Scrive Isacco il Siro: «L’inizio, il centro e il fine della vita spirituale è staccarsi da tutto per unirsi a Cristo. E San Gregorio di Nissa: «Non desiderando più nulla in questo mondo, mi trovavo, per così dire, all’apice di tutte le cose».
 
Sant’Ambrogio: «In Cristo abbiamo tutto. Se vuoi guarire la tua ferita, egli è medico. Se ardi di febbre, egli è la fonte. Se hai bisogno di aiuto, egli è la forza. Se temi la morte, egli è la vita. Se rifuggi dalle tenebre, egli è la luce. Se hai fame, egli è il cibo».

 




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