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Lectio divina domenica della Santissima Trinità – Anno C

Inserita il: 14/06/2019

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Gv 16, 12-15
 
“Quando verrà Lui, lo Spirito di verità, 
vi guiderà a tutta la verità”

12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future”. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

CONTESTO E TESTO
La solennità della Santissima Trinità, conclude il ciclo delle grandi feste riportando tutto l’anno liturgico alla sua Fonte: il mistero di Dio Uno e Trino. Dio è comunione interpersonale nella diversità: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. La liturgia della Parola è un invito a soffermarci sulla contemplazione del mistero, ad affondare lo sguardo della nostra fede in Dio, uno sguardo che ci spinge all’adorazione e alla gratitudine.
 
Tutto il tragitto liturgico della Chiesa accompagna lo svolgimento della nostra vita e ci aiuta a interpretarla nel suo valore intrinseco, profondo, nel senso che la nostra vita è attraversata dalla rivelazione del mistero di Dio, si iscrive nel circolo della vita trinitaria, tutto il cammino della nostra vita è illuminato come progressiva, sempre più intensa e radicale immersione nel mistero della vita trinitaria di Dio.
 
All’interno del N.T. non parliamo di Dio in modo generico, ma parliamo del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Come una sorgente non può essere definita tale senza un fiume, e come un fiume non può essere definito tale senza una sorgente, così è all’interno della Trinità Santa. La sorgente, la fonte è il Padre e, tuttavia il Padre è Padre perché ha il Figlio; e, siccome da sempre è Padre, da sempre ha anche il Figlio; il Figlio, siccome da sempre è Figlio, anche da sempre ha una relazione col Padre. 
 
Quando si cerca di entrare un po’ più in profondità nel mistero ci possono aiutare anche delle esperienze molto umane, che tutti facciamo, quando possiamo parlare di amante e di amato: l’amante che è rivolto verso l’amato e l’amato, proprio perché è pieno di tutto ciò che l’amante ha riversato su di lui, di fatto diventa a sua volta amante. In Dio il Padre è l’Amante e il Figlio è l’Amato e si congiungono nell’Amore che è lo Spirito Santo. Lo Spirito è l’amore del Padre verso il Figlio ed è l’amore del Figlio verso il Padre, perciò la teologia, ha sempre parlato di questa continua corrispondenza dello Spirito, identificato con l’Amore dell’Amore, che ci rivela sia il Padre, che il Figlio.
 
Come si esplicita questo lavoro dello Spirito Santo? Il Vangelo di Giovanni dice: si esplicita quando lo Spirito ci prende per mano e ci indica Gesù di Nazareth, Dio fatto uomo, fatto carne, che rende visibile l’invisibile, udibile l’inudibile, tangibile l’intangibile. Lo Spirito Santo ci prende per mano e ci invita a contemplare questa carne, questo Gesù, che è nato dal grembo di Maria, che è cresciuto in sapienza, età e grazia; questo uomo, che ha percorso le strade della Galilea, strade specifiche, concrete, geograficamente rintracciabili; questo uomo, che durante la sua vita terrena ha annunziato la Parola e l’ha annunziata come Parola che viene direttamente da Dio, attraverso di Lui, una Parola che ha verificato con la propria autenticità, perché è una Parola piena di potenza salvifica, di potenza guaritrice; una Parola capace di aprire la mente, il cuore della gente; una Parola capace di sanare i corpi della gente. Quindi, il primo lavoro, che fa lo Spirito Santo, quando ci ha preso per mano, è proprio quello di condurci a Gesù, il Figlio di Dio.

LO SPIRITO CI GUIDA A TUTTA LA VERITÀ
Gesù, rivolgendosi ai suoi discepoli, dice: Molte cose avrei ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Si riferisce certamente al suo mistero di passione, di morte e di sepoltura, ma probabilmente si riferisce anche ad altre dimensioni misteriose, che possiamo chiamare la caligine, il mistero nascosto in cui abita Dio. Si tratta di lasciarci educare gli occhi, di lasciarci educare lo sguardo: siamo in qualche modo stupiti nell’osservare Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio che si lascia vedere, ascoltare, toccare, e rimaniamo ancora più stupiti che Gesù è questa specie di fiume di salute, di felicità e di vita nel mondo. 
 
Si tratta di fare il salto della fede e di rileggere tutta la sua storia, non più a partire dai cosiddetti misteri gaudiosi, che vanno l’uno dopo l’altro di gaudio in gaudio, ma partire proprio da questa esperienza dolorosa di morte e di sepoltura, che apre, però, alla nuova possibilità di vita, che noi chiamiamo anche la nuova creazione, la nuova realtà: la risurrezione. 
 
Lo Spirito Santo diventa perciò la guida della comprensione della Risurrezione, dei cieli nuovi e della terra nuova. Lo Spirito Santo che ci fa capire il senso del mistero della Pasqua e ci apre alla bella notizia della risurrezione, ci invita a ritornare di nuovo sulla storia, a ritornare di nuovo sulla carne, a ritornare di nuovo sui corpi, ma ad osservarli con occhi diversi: sono gli occhi dello Spirito del Signore Risorto. È lo Spirito della verità, ma chi è la Verità? Lo ha detto Lui: “Io sono la Via verso la Verità, che è la vita”. Allora la guida che adesso ci offre lo Spirito Santo è proprio quella di farci entrare nel mistero sempre più profondo dei cieli nuovi e della terra nuova, che sono stati inaugurati dalla Risurrezione del Signore. 
 
Ecco perché adesso si apre anche un periodo nuovo dell’Anno Liturgico: il tempo ordinario. Abbiamo vissuto il mistero pasquale; lo Spirito Santo ci è stato dato per comprendere, per quanto è possibile all’uomo comprendere, tutti i frutti di questa realtà misteriosissima del mistero pasquale, cioè di ciò che si è compiuto in Gesù di Nazareth, in una esperienza e in una comprensione sempre più profonda di questo mistero pasquale, che sta irradiando nuova vita il mondo intero. 
 
Lo Spirito agisce delicatamente, in modo graduale, in modo rispettoso, senza spingere nessuno ad andare con una velocità maggiore a quella che può sopportare, introducendoci all’intelligenza spirituale delle Scritture. Come dice san Gregorio Magno: “Divina eloquia cum legente crescunt” la Parola cresce con chi la legge, cioè le parole di Dio, le illuminazioni dello Spirito sono sempre proporzionate alla crescita di ciascuno di noi; perciò qualcuno può avere il passo più veloce e qualcun altro il passo più lento, qualcun altro può anche cadere mentre cammina e lo Spirito Santo non lo abbandona mai, perché l’impegno che ha preso, essendo lo Spirito di Gesù Risorto, è quello di portare tutti all’esperienza piena della Risurrezione.

TUTTO QUELLO CHE IL PADRE POSSIEDE È MIO
Nella lettera di Paolo ai Romani abbiamo sentito questa parola di san Paolo: “La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”. Questo è il lavoro che fa lo Spirito dentro di noi, che simultaneamente ci introduce nella comprensione delle parole e dei gesti di Gesù e ci apre il cuore alla speranza. Ci fa pre-gustare in anticipo quella che sarà la nostra piena realizzazione in Dio. Si pensi un po’ alle tre affermazioni che si fanno nel cuore stesso della Celebrazione Eucaristica: Ricordiamo la tua morte, proclamiamo la tua risurrezione, attendiamo il tuo ritorno. Tutte e tre queste affermazioni sono opera dello Spirito Santo. 

La Chiesa ci invita a tener conto di questi tre riferimenti, proprio quando siamo al cuore stesso della celebrazione liturgica: l’Eucaristia. In questo lo Spirito santo si fa dossologia, cioè si fa glorificazione, canta le lodi del Figlio, ma canta anche le lodi del Padre e le canta coinvolgendo in questo canto anche noi, che in qualche modo siamo inseriti in questo canto dello Spirito. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 
 
Ed è un continuo annunziare il mistero di Dio: in questo sta l’opera dello Spirito. Con lo Spirito santo cominciamo a percepire qualcosa di nuovo se ci lasciamo dilatare la mente e il cuore dalla Parola, dal gesto di Gesù e ci lasciamo coinvolgere in questa glorificazione del progetto del Padre, che si è realizzato attraverso Gesù di Nazareth e che adesso tende, grazie all’opera dello Spirito, a permeare, a irradiare la nostra persona, la nostra comunità e il mondo intero.
 
Noi, con il Battesimo, siamo stati inseriti nella comunione trinitaria. E come le Persone divine non sono una accanto all’altra, ma una nell’altra, così anche noi nel Corpo ecclesiale di Cristo. Siamo uno dentro l’altro in una comunione che non è opera nostra ma dono di Dio, a cui possiamo aderire liberamente per una vita bella e felice. Il Battesimo ci libera dalla schiavitù dell’io individuale, dell’autoreferenzialità che usa l’altro per i propri fini, per aprirci alla relazione interpersonale, che ci pone davanti a dei volti precisi, a dei figli e figlie di Dio che sono nostri fratelli e sorelle.
 
È una realtà scaturita dalla Pasqua di Cristo, che ha reso la nostra umanità trasparente, filiale, epifanica, comunionale. Una umanità che diventa bella e ricca della diversità di ogni persona. È il mistero della Chiesa.

 




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Maria Hetzler

16/06/2019 | 16:01

Feliz celebración de esta realidad: La Trinidad, la mejor comunidad. "..prenderà (solo) da quel che è mio e ve lo annuncerà"... Todo un programa de vida para HOY!

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