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Lectio divina della Domenica della Risurrezione del Signore - Anno A

Inserita il: 09/04/2020

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Gv 20,1-9
“Non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè doveva risuscitare dai morti”

 
1Il primo giorno della settimana, la mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro. 2Allora corse verso Simon Pietro e l’altro discepolo che Gesù amava e disse loro: «Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’abbiano messo». 3Pietro e l’altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro. 4I due correvano assieme, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro; 5e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò. 6Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra, 7e il sudario che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette. 9Perché non avevano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti.

 
CONTESTO E TESTO
Nel Vangelo di Giovanni, leggiamo che il primo annuncio della resurrezione ci viene dalle donne, in particolare da Maria Maddalena, poi successivamente da Pietro e Giovanni che corrono al sepolcro. Per primo è Giovanni che vide e credette, alla luce delle Scritture, che avevano preannunciato la risurrezione di Gesù Cristo. Questo discepolo, raffigura il volto del discepolo di Cristo di tutti i tempi. Egli riceve da Dio la certezza anche della propria risurrezione, che ha sua radice visibile in Gesù morto, sepolto, risuscitato e libero per sempre dalla morte, ma il cui trionfo pieno è nel grande evento della Pasqua finale, in cui sono coinvolti tutti gli uomini, fratelli di Cristo nella carne. 

APPROFONDIMENTO DEL TESTO
Il brano del Vangelo, tratto dal capitolo 20,1-9 di Giovanni ci racconta che Maria di Magdala va al sepolcro di Cristo. Il suo cuore è triste, prigioniero della disperazione e dimentico della fede, forse non le viene neppure in mente l’idea della resurrezione di cui sicuramente Gesù le aveva parlato, non riesce a staccarsi da quel Gesù che aveva seguito e amato, sa solo che ora è morto, e vuole almeno un luogo per piangerlo. Ma, arrivata là, vede la pietra ribaltata! Non ha bisogno neppure di entrare, percepisce già che il corpo non c’è più. Ha visto semplicemente una tomba aperta, ma la sua immaginazione corre più avanti: qualcuno ha rubato il corpo del suo Signore. Corre via, e la sua supposizione diventa il racconto ai discepoli. 
 
C’è subito molto movimento, in questo racconto: Pietro uscì insieme all’altro discepolo e iniziano a correre per arrivare al sepolcro, ma il discepolo amato corre più veloce di Pietro e giunge per primo alla tomba e vede le bende a terra, ma questi oggetti, visti dal di fuori, non gli dicono nulla. Attende l’arrivo di Pietro! 
 
Questo discepolo, l’evangelista Giovanni definisce “amato”, arriva per primo, ma non entra e aspetta Pietro, che Gesù ha scelto come capo. Pietro arriva, entra, osserva i teli e il sudario ma non capisce: quei segni sono muti per lui. A questo punto entra anche questo discepolo e il Vangelo dice che vide e credette. Il suo sguardo non si sofferma su un oggetto, o sul luogo, è un vedere che coglie l’insieme, è un vedere la luce, vale a dire è lo sguardo della fede, ecco perchè: vide e credette. Vede qualcosa che va al di là, vede l’invisibile. Prima, sulla soglia il suo sguardo si soffermava su degli oggetti, ma senza comprendere, ora, entrato nel sepolcro, cioè nella realtà della morte, ricordando le parole di Gesù, comprende le Scritture, quelle Scritture che Gesù tante volte aveva spiegato. 
 
Maria di Magdala è mossa dall’amore, arriva fino al sepolcro, ma non ha il coraggio di entrare. Occorre entrare nella morte, nel dolore, nei segni di morte che ci sbarrano la via. Pietro ha un rapporto con Gesù più razionale, più materiale; ha il coraggio di entrare nel sepolcro, nella morte, ma non basta. Giovanni ama con lo stile di Gesù, entra, vede con gli occhi della fede e del cuore! La fede dunque è fede nella vita, nella potenza della resurrezione, nell’amore fino all’estremo, ma soprattutto è fede nella Scrittura, in quella Parola del Signore che ci permette di vedere e interpretare la vita dentro i segni di morte, che troviamo sul nostro cammino. 


TRIDUO PASQUALE 2020 SINTESI
Dopo la domenica delle Palme, il triduo pasquale di giovedì, venerdì e sabato santo, ci permette di seguire i momenti culminanti della passione, morte e risurrezione di Gesù. La liturgia, piena di grande solennità, che quest’anno potremo vivere solo in modo virtuale, ci offre abbondanti testi della Parola di Dio che potremo cominciare a meditare ed approfondire in comunione con tutta la Chiesa e con l’umanità sofferente, che avverte sempre di più la sete di Dio.
 
La liturgia della Parola del giovedì santo si concentra sul mistero della Cena del Signore e mette insieme il mistero dell’Eucaristia con quello del servizio: Gesù si china a lavare i piedi ai suoi discepoli e poi spezza il Pane ed offre il Calice del Suo Sangue a tutti noi. La prima lettura, tratta dall’Esodo, narra la celebrazione del memoriale della liberazione dall’Egitto. Il salmo 115 ci fa pregare che il calice del Signore è per noi dono di salvezza e Paolo nella Prima lettera ai Corinzi ci ricorda che ogni volta che celebriamo l’Eucaristia annunciamo la Pasqua del Signore, in attesa del suo ritorno alla fine dei tempi.
 
Il venerdì santo siamo invitati a contemplare la passione del Signore a partire del 4° canto del Servo del Signore, del profeta Isaia (53), in cui il Servo è talmente sfigurato da non avere più l’aspetto umano: uomo dei dolori che ben conosce il patire. Proprio perché si è caricato delle nostre sofferenze ed è stato trafitto per le nostre colpe, e le sue piaghe ci hanno guarito. Con il Salmo 30, preghiamo insieme a Gesù sulla croce: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. La lettera agli Ebrei (4,14-16 e 5,7-9) ci ricorda che Cristo imparò l’obbedienza da quello che patì e divenne causa di salvezza per tutti quelli che gli obbediscono. Al Vangelo ascolteremo il racconto della Passione secondo Giovanni (18,1-19-42), che è molto diversa rispetto agli altri evangelisti. La Passione di Gesù è la manifestazione della gloria di Dio, presentata in 11 scene che sono 11 epifanie della gloria del Padre, che in Gesù ci ama e ci salva nella libertà e per Amore. 
 
Il sabato santo è il giorno del silenzio e dell’attesa: giorno aliturgico, cioè senza una liturgia propria, soltanto alla sera o meglio alla notte abbiamo la liturgia della veglia pasquale che inizia, dopo la preparazione del fuoco e del cero, col canto del preconio, cioè l’annuncio del trionfo del Signore risorto sulla morte. Seguono 9 letture tratta dall’Antico e Nuovo Testamento per fare memoria delle tappe decisive della Storia della Salvezza. Segue la liturgia battesimale con la benedizione del Fonte battesimale e il canto delle Litanie dei Santi e poi immerge il cero pasquale per tre volte nell’acqua battesimale a significare il legame del Battesimo con la Pasqua del Signore, morto e risorto. A questo punto l’assemblea rinnova le promesse battesimali e si procede con la liturgia Eucaristica.
 
Il giorno di Pasqua si svolge in un clima di gratitudine e di gioia interiore e la liturgia della Parola continua a farci contemplare il Mistero Pasquale che si è compiuto. Le letture dell’anno A:
 
Nella prima lettura della Messa di Pasqua, tratta dagli Atti degli Apostoli, troviamo Pietro, che in casa del centurione Cornelio, annuncia che Dio ha risuscitato Gesù dai morti e loro, i discepoli, ne sono i testimoni. 
 
Nella seconda lettura, Paolo scrivendo ai Colossesi, afferma che il cristiano è già risorto con Cristo quando è uscito dalle acque purificatrici del Battesimo. Questo vuol dire che uniti a Cristo già partecipiamo alla sua Vita risorta, per mezzo dei sacramenti. 
 
Nel Vangelo di Giovanni, leggiamo che il primo annuncio della resurrezione ci viene dalle donne, in particolare da Maria Maddalena, poi successivamente da Pietro e Giovanni che corrono al sepolcro. Per primo è Giovanni che vide e credette, alla luce delle Scritture, che avevano preannunciato la risurrezione di Gesù Cristo. Questo discepolo, raffigura il volto del discepolo di Cristo di tutti i tempi. Egli riceve da Dio la certezza anche della propria risurrezione, che ha sua radice visibile in Gesù morto, sepolto, risuscitato e libero per sempre dalla morte.

 




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Sr paolina

12/04/2020 | 23:32

Happy Easter, and thank you,

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