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Lectio divina della Domenica delle Palme - Anno A

Inserita il: 02/04/2020

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Mt 26,14-27,66
“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo. Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto». Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio». E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge, ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea». E Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli. Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà». È tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l’ora nella quale il Figlio dell’uomo sarà consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina». Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». E subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono. Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione. I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte; ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni». Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo». Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «E’ reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, dicendo: «Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?». Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ed egli negò davanti a tutti: «Non capisco che cosa tu voglia dire». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo giurando: «Non conosco quell’uomo». Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: «Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E uscito all’aperto, pianse amaramente. Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire. Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato. Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «Che ci riguarda? Veditela tu!». Ed egli, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: «Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue». E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato "Campo di sanguè’fino al giorno d’oggi. Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d’argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore. Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l’interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose «Tu lo dici». E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante cose attestano contro di te?». Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore. Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta. Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: «Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua». Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!». Disse loro Pilato: «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?». Tutti gli risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli aggiunse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora urlarono: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli». Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso. Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: «Salve, re dei Giudei!». E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui. Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere. Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. E sedutisi, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: «Questi è Gesù, il re dei Giudei». Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!». Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d’Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo. Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!». E Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!». C’erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo. Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l’altra Maria. Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò. Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: È risuscitato dai morti. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete». Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia. 
 
CONTESTO E TESTO
La domenica delle Palme ci introduce nella settimana santa, in cui possiamo partecipare ai momenti culminati della Vita, Passione e Morte del nostro Signore Gesù Cristo. Quest’anno poi, a causa del coronavirus, la nostra partecipazione non è liturgica, perché non potremo andare in chiesa. Ma sarà una partecipazione vitale, legata alla passione che l’umanità sta vivendo con questa pandemia. Come discepoli di Gesù, come suo Corpo vivente, la Chiesa, siamo chiamati a condividere questa Passione e ad offrirla al Padre per la salvezza di tutti i suoi figli.
 
Come sappiamo i racconti della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù sono il nucleo più antico dei Vangeli, che, dalla tradizione orale è passata al testo scritto, inizialmente nei Sinottici, poi in Giovanni. La passione che leggiamo quest’anno è quella secondo Matteo, il quale dona al racconto alcune sottolineature teologiche che ricordiamo brevemente: a) la passione di Gesù è il compimento di tutte le Scritture; b) Gesù è al centro di tutta la scena; c) conferisce al racconto uno stile apocalittico: con la Pasqua di Gesù inizia il tempo finale, le cose ultime.
 
Il racconto, profondamente unitario, si può suddividere in 7 sezioni: 1. Preparativi di morte (26, 1-16); 2. Cena pasquale (26, 17-29); 3. Al Getsemani (26, 30-56); 4. Processo giudaico (26, 57-27,10); 5. Processo romano (27,11-31); 6. Il Calvario (27, 32-61); 7. Risurrezione (27, 62-28,20). Ogni sezione si potrebbe a sua volta suddividere in tre parti, quasi come un trittico: con la scena centrale e le due ante laterali. Questo permette di evidenziare ancora meglio il nucleo fondamentale di ogni sezione. Noi prenderemo in considerazione il testo sino alla sesta sezione.

1. PREPARATIVI DI MORTE
Il testo liturgico di questa sezione riporta solamente la terza anta del trittico 26, 14-16: quella del tradimento di Giuda, mentre gli eventi iniziano con la decisione dei sacerdoti di arrestare Gesù. La scena centrale è costituita dall’unzione di Betania, in cui una donna anonima, in casa di Simone il lebbroso, unge Gesù con un prezioso profumo. Gesù dirà che il gesto di questa donna, che anticipa la sua sepoltura, sarà annunciato ovunque giungerà il vangelo: “in memoria di lei”.

2. LA CENA PASQUALE
La prima anta di questo trittico racconta i preparativi della cena pasquale da parte dei discepoli: “I discepoli fecero come aveva comandato Gesù è prepararono la pasqua” (26, 17-19). Qui pasqua, pesach in ebraico, si può tradurre anche con “agnello”, cioè la vittima che sarà sacrificata al tramonto e consumata parzialmente durante la cena pasquale. La scena centrale (vv 20-25) descrive come, durante la cena, Gesù annuncia il tradimento: “Uno di voi mi consegnerà”. Qui è ripetuto più volte il verbo παραδ%u03AFδωμι (paradìdomi) che significa tradire, consegnare, dare nelle mani. Verbo che in tutto il racconto della passione esprime anzitutto la consegna di Gesù nelle mani del Padre. La seconda anta (vv 26-29) racconta l’istituzione dell’Eucaristia: le parole di Gesù sul pane e sul vino hanno la solennità di una liturgia, parole precise riportate integralmente dai Sinottici e da Paolo (1Cor 11, 23ss), e questo ci dice come il mistero dell’Eucaristia, memoriale della Pasqua, sia stato custodito con cura dalle comunità cristiane delle origini. Mangiare la Pasqua d’ora in poi vuol dire nutrirsi del Corpo e del Sangue di Colui che è la nostra Pasqua: Gesù morto e risorto.

3. AL GETSEMANI
La prima anta (vv 30-35) fa vedere Gesù e i discepoli che, dopo la cena cantano l’inno rituale e si recano verso il monte degli ulivi. E’ notte. E Gesù cita il profeta Zaccaria, riferendosi a quanto sta per accadere: “Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse”, poi si rivolge a Pietro preannunciando il suo triplice rinnegamento. La scena centrale (vv 36-46) riporta la preghiera di Gesù al Padre, in cui per tre volte chiede conforto ai discepoli, ma essi sono addormentati e perciò torna a pregare in solitudine, consegnandosi al Padre e ripetendo la stessa parola: “Abbà!” (non le stesse parole al plurale come riporta la nostra traduzione). E’ molto umano che Gesù chieda un sostegno ai suoi amici nell’ora della sua agonia, ma essi sono presi da un sonno che assomiglia piuttosto al cedimento ad una tentazione. La seconda anta (47-56) descrive l’arresto di Gesù da parte della folla capitanata da Giuda e segnalata con un bacio. Il bacio di Giuda è come la mano intinta nello stesso piatto: un gesto di intimità che si trasforma nel suo esatto contrario, un segnale di tradimento. C’è anche il rifiuto della violenza da parte di Gesù che rimprovera Pietro il quale, nella sua irruenza, ha usato la spada. La scena si conclude con i discepoli che abbandonano Gesù a se stesso e fuggono via: d’ora in poi Gesù entra nella sua passione tutto solo. 

4. IL PROCESSO GIUDAICO
La prima anta (vv 56-68) riporta il processo farsa fatto al Sinedrio, di notte. I sommi sacerdoti e tutto il Sinedrio cercano disperatamente false testimonianze contro Gesù per definire il capo di accusa da presentare poi al procuratore romano. Ma non riescono, al punto da chiedere a Gesù stesso, ma Egli tace. Poi con un giuramento il sommo sacerdote chiede a Gesù se è il Messia, alla risposta affermativa, scandalizzato si straccia le vesti e decreta la condanna a morte. Gesù viene schernito e torturato, in balìa delle volgarità della soldataglia. La scena centrale (69-75) riporta il rinnegamento di Pietro, che davanti ad una serva capitola e poi scivola sempre più giù: non sa chi è Gesù ma non sa nemmeno chi è lui, chi sono io? Chi è Gesù per me? La seconda anta (27, 1-10) racconta la fine tragica di Giuda, abbandonato dai suoi complici e senza fiducia nel perdono di Gesù, giunge al suicidio.

5. IL PROCESSO ROMANO
I tre quadri del processo romano mostrano, nel primo (vv 11-19), vediamo Gesù davanti al governatore romano, Pilato, che lo interroga sulla sua regalità, e Gesù, dopo aver risposto: “Tu lo dici” rimane in silenzio, silenzio che meraviglia molto il governatore. Pilato allora propone uno scambio con Barabba per togliersi dall’imbarazzo, tanto più che la moglie gli ha mandato a dire di non aver a che fare con questo “giusto”. Nel quadro centrale (vv 20-26) assistiamo al rifiuto di Gesù da parte delle folla, a favore di Barabba, ostinazione che induce Pilato a lavarsene le mani e a consegnarlo alla pena capitale per crocifissione. Nel terzo quadro (vv 27-31) vediamo Gesù nel pretorio, deriso dalla soldataglia che si accanisce di fronte al suo silenzio e alla sua mitezza: è un re da burla! Poi viene flagellato, con una crudeltà che bastava da sola a procurare la morte. 

6. IL CALVARIO
Nel primo quadro (vv 32-44) vediamo Gesù condotto al Calvario, così indebolito dalla flagellazione che non riesce a portare il pesante patibolo, cioè il braccio orizzontale della croce. I soldati allora costringono un passante a portare la croce, un uomo di Cirene, chiamato Simone. Questo Cireneo ci rappresenta tutti perché noi portiamo la croce di Gesù solo se costretti e quasi per caso. Gesù viene spogliato e crocifisso: per legge le sue vesti erano date agli esecutori della condanna. Sulla croce di Gesù viene posto il titulus cioè il motivo della condanna, che nel caso di Gesù diviene quasi uno scherno: Questi è il re dei giudei. Inoltre, ad ondate successive, Gesù riceve oltraggi e provocazioni: prima dalla folla, poi dai capi ed infine dai ladroni giustiziati insieme a Lui. 
 
Nel quadro centrale (vv 45-54) contempliamo Gesù Crocifisso, che dall’ora sesta all’ora nona agonizza sulla croce, mentre le tenebre avvolgono tutta la terra. Gesù prega il salmo 22, rivolgendosi al Padre: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, segnalando la distanza che lo separa dal Padre, nel momento della prova suprema. Anche questo grido viene cinicamente equivocato dagli astanti, ma Gesù conclude la sua preghiera e muore con sulle labbra le ultime parole del salmo, che costituiscono un grido di vittoria: “Ecco l’opera del Signore!”. Supremo atto di fiducioso abbandono di Gesù nelle mani del Padre, che con la sua morte ha realizzato l’opera della salvezza. 

7. LA RISURREZIONE
A questo punto (vv 55-61), Matteo riferisce i segni prodigiosi che avvengono alla morte di Gesù e sono segni “escatologici” che annunciano l’avvento degli ultimi tempi della storia umana. Il pesante velo del tempio si squarcia ad indicare il grembo del Padre che si spalanca per accogliere tutti i suoi figli rendenti, e il terremoto che apre i sepolcri e risuscita i morti, che anticipa la risurrezione finale. 
 
Nell’ultimo quadro vediamo le donne che si prendono cura del corpo di Gesù, con l’aiuto di Giuseppe d’Arimatea, e lo depongono nel sepolcro. Maria di Magdala e l’altra Maria rimangono sedute davanti alla tomba di Gesù. Sono in attesa orante! Come noi.

COMMENTO DEI PADRI DELLA CHIESA
“Contemplazione della Passione del Signore. Colui che vuole onorare veramente la passione del Signore deve guardare con gli occhi del cuore Gesù Crocifisso, in modo da riconoscere nella sua carne la propria carne. Tremi la creatura di fronte al supplizio del suo Redentore. Si spezzino le pietre dei cuori infedeli, ed escano fuori travolgendo ogni ostacolo coloro che giacevano nella tomba. Appaiano anche ora nella città santa, cioè nella Chiesa di Dio, i segni della futura risurrezione e, ciò che un giorno deve verificarsi nei corpi, si compia ora nei cuori. 
A nessuno, anche se debole e inerme, è negata la vittoria della croce, e non v’è uomo al quale non rechi soccorso la mediazione di Cristo. Se giovò a molti che infierivano contro di lui, quanto maggiore beneficio apporterà a coloro che a lui si rivolgono! L’ignoranza dell’incredulità è stata cancellata. È stata ridotta la difficoltà del cammino. Il sacro sangue di Cristo ha spento il fuoco di quella spada, che sbarrava l’accesso al regno della vita. Le tenebre dell’antica notte hanno ceduto il posto alla vera luce. 
 
Il popolo cristiano è invitato alle ricchezze del paradiso. Per tutti i battezzati si apre il passaggio per il ritorno alla patria perduta, a meno che qualcuno non voglia precludersi da se stesso quella via, che pure si aprì alla fede del ladrone. Procuriamo che le attività della vita presente non creino in noi o troppa ansietà o troppa presunzione sino al punto da annullare l’impegno di conformarci al nostro Redentore, nell’imitazione dei suoi esempi. Nulla infatti egli fece o soffrì se non per la nostra salvezza, perché la virtù, che era nel Capo, fosse posseduta anche dal Corpo.
 
«Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14), nessuno lasciando privo della misericordia, ad eccezione di chi rifiuta di credere. E come potrà rimanere fuori della comunione con Cristo chi accoglie colui che ha preso la sua stessa natura e viene rigenerato dal medesimo Spirito, per opera del quale Cristo è nato? Chi non lo riterrebbe della nostra condizione umana sapendo che nella sua vita c’era posto per l’uso del cibo, per il riposo, il sonno, le ansie, la tristezza, la compassione e le lacrime? Proprio perché questa nostra natura doveva essere risanata dalle antiche ferite e purificata dalla feccia del peccato, l’Unigenito Figlio di Dio si fece anche Figlio dell’uomo e riunì in sé autentica natura umana e pienezza di divinità. 
 
È cosa nostra ciò che giacque esanime nel sepolcro, che è risorto il terzo giorno, che è salito al di sopra di tutte le altezze alla destra della maestà del Padre. Ne segue che se camminiamo sulla via dei suoi comandamenti e non ci vergogniamo di confessare quello che nell’umiltà della carne egli ha operato per la nostra salvezza, anche noi saremo partecipi della sua gloria. Si adempirà allora sicuramente ciò che egli ha annunziato: «Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio, che è nei cieli» (Mt 10, 32)”.
(Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa. Disc. 15 sulla passione del Signore, 3-4; PL 54, 366-367)

 




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