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Lectio divina della VII Domenica del Tempo ordinario - Anno A

Inserita il: 21/02/2020

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Mt 5,38-48
 “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”

 
 
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 38«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. 39Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, 40e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. 42Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. 43Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

 
 
 
 
CONTESTO E TESTO
In questa domenica il tema che unisce le tre letture è quello della nostra identità cristiana: con il Battesimo noi siamo di Cristo, creature nuove chiamate alla santità e all’amore gratuito. Per questo ci è possibile essere santi, essere il tempio di Dio, perché lo Spirito abita in noi. Se siamo di Cristo possiamo amare anche i nemici e pregare per quelli che ci perseguitano.
 
Nella prima lettura il Levitico ci invita ad aprirci alla verità, ad eliminare nella nostra vita tutto ciò che potrebbe portarci a covare rancore, odio e vendetta. Il Salmo 102 ci fa contemplare il volto del Padre che è buono e grande nell’amore. San Paolo, scrivendo ai Corinti, ricorda anche a noi che siamo il tempio di Dio in cui abita lo Spirito Santo che ci dona la sapienza del Vangelo che è opposta alla sapienza del mondo.
 
Nel Vangelo di Matteo, Gesù, continuando il discorso della montagna, ci dice che per essere suoi discepoli dobbiamo avere una logica opposta a quella del mondo: “la legge del taglione”, ma di amare gratuitamente anche i nemici, proprio come fa il Padre nostro che è nei cieli. La nostra perfezione non è formale applicazione delle leggi, ma la perfezione del Padre che è l’amore senza condizioni.

APPROFONDIMENTO DEL TESTO
È «la legge del taglione», cioè del tale e quale, fondamento della giustizia punitrice. Essa è espressa in più passi della Legge: Es 21,24; Lv 21,19-20; Dt 19,21. Questa legge si oppone alla violenza della vendetta che punisce il male in modo aggravato come ascoltiamo sulle labbra di Lamec: «Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette» «perché la vendetta non deve oltrepassare l’offesa» (Agostino) e per educare un popolo violento «affinché quelli che non avevano timore del giudizio che li attendeva, fossero distolti dal commettere delitti almeno dalla pena del castigo su questa terra» (Cromazio). 
 
La Legge ha qui un limite invalicabile perché essa non può fare grazia, è infatti proprio della Legge restituire, dell’Evangelo invece dare grazia. «Ivi è espiata la colpa, qui è tolto l’inizio dei peccati» (Girolamo).
 
Il Signore vieta ogni reazione e azione voluta contro chi ci fa del male. Egli stesso infatti era come agnello condotto al macello e come pecora muta di fronte ai suoi tosatori (Is 53,7). Questo divieto deriva dal mistero della sua Passione che si rende presente nei suoi discepoli e dalla signoria del Padre sulla loro vita. Egli li custodisce come pecore in mezzo ai lupi e se li consegna all’umiliazione e all’obbrobrio è per prepararli a offrire la loro vita come sacrificio a Lui gradito. 
 
L’espressione più alta dell’amore è infatti il sacrificio. Già il profeta aveva udito il Cristo dire: «Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi» (Is 50,6) e questo si è avverato nella sua Passione: Allora gli sputarono in faccia lo schiaffeggiarono (Mt 26,67). Questa è stata la sorte dei profeti: Sedecia, figlio di Chenana, si avvicinò e percosse Michea sulla guancia (1Re 22,24) e questa è la sorte dei discepoli del Cristo (cfr. Mt 5,12). L’amore per la verità li porterà ad essere insultati, oltraggiati e schiaffeggiati. Anche il profeta, nel libro delle Lamentazioni contempla la sorte di umiliazione di chi porta il giogo fin dalla giovinezza e che porge la sua guancia a chi lo percuote (3,27-30). «Questo esercizio alla sopportazione conduce a sopportare anche il martirio» (Cromazio).
 
L’amore per il Signore e per i fratelli porta a sopportare queste sofferenze da parte di chi ci oltraggia; «come chi serve dei bimbi o dei deliranti deve soffrire molto a causa della debolezza dell’età o della malattia. Così se si vuole la salute spirituale di chi è ammalato bisogna sopportare la loro debolezza con animo tranquillo» (Agostino). La pazienza e mitezza in queste prove è segno di amore e allenamento interiore per le sofferenze della suprema testimonianza.
 
La tunica è l’abito che copre il corpo e il mantello serve a molteplici usi: riscalda, difende dalle intemperie, è coperta nella notte per cui non si può spogliare di esso il povero come appunto vieta la Legge: Es 22,25-26; Dt 24,12-13. Il Signore, sulla Croce, fu spogliato delle sue vesti e sulla sua tunica gettarono la sorte (Gv 19,23-24). Allo stesso modo il discepolo giunge a quella spoliazione che lo rende simile al Signore sulla Croce e «se giungerà la persecuzione potrà facilmente disprezzare tutto ciò che appartiene a questo mondo» (Cromazio).
 
Allo stesso modo i soldati costrinsero Simone di Cirene a prender su la Croce di Gesù (27,32). Infatti i soldati e i funzionari potevano costringere chi passava a compiere un determinato servizio per loro. Il Signore dando come legge quella di fare un altro miglio ci insegna «quella carità irreprensibile che dà spontaneamente più di quello che viene richiesto» (Cromazio).
 
Questa è una regola generale che non solo riguarda il malvagio ma chiunque. È posta alla fine perché vuole sottolineare come l’amore sia inalterabile di fronte alle persecuzioni e alle sofferenze. Infatti è difficile fare del bene a chi ci ha fatto del male. Agire nei suoi confronti come se non ci avesse fatto nulla. 
 
Ma qui sta l’amore di Dio come insegna l’Apostolo: Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (Rm 5,8). E qui sta l’imitazione del discepolo che ama tutti e non fa preferenze personali infatti dà a chiunque chiede anche se non sempre può dare tutto quello che l’altro chiede. 
 
Ogni dono va sottoposto al discernimento. Quanto al prestito già nella legge era proibito l’interesse (Es 22,25; Lv 25,37; Dt 15,8; 23,20), qui l’Evangelo toglie le barriere: a tutti quanti chiedono bisogna prestare. Infatti i prestiti con interesse e discriminati impoveriscono ancora più sia i singoli che le nazioni e accumulano le ricchezze inique in mano di pochi.
 
La Legge ha nel comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo il suo vertice, come c’insegna altrove l’Evangelo. La Legge nell’atto stesso che definisce il prossimo gli contrappone chi è nemico. E come prossimo si contrappone a nemico così amare si contrappone ad odiare. Prossimo è colui che ama (46), il fratello (48); nemico è chi perseguita. Prossimo è il buono e il giusto per cui vale la domanda del Siracide: Che cosa vi può essere in comune tra il lupo e l’agnello? Lo stesso accade tra il peccatore e il pio (Sir 13,17). 
 
E anche Rashbam, un maestro d’Israele, commenta: «Tuo prossimo è chi è buono, non il malvagio come è scritto: Il timore del Signore è odiare il malvagio (Pr 8,13)». Nemico è chi odia il Signore come Amalec per cui vi è guerra perenne con questo popolo (Es 17,15). Infatti è nemico chi è ingiusto e cattivo (45). La Legge discerne tra il prossimo e il nemico ed è perfezione odiare i nemici del Signore come è detto nel Sal 139,21. 
 
La Legge non può abolire questa divisione per cui chi ha zelo per il Signore odia chi non appartiene al prossimo che ama la Legge e teme Dio. È ovvio che la Legge non permette l’odio senza ragione. Stando così le cose, è necessario non solo un cambiamento nell’uomo ma una svolta decisiva nella storia della salvezza. Per questo il Signore dice: Io invece vi dico: amate i vostri nemici e pregate per coloro che vi perseguitano.
 
La Parola del Signore Gesù è l’Evangelo. Questa Parola scaturisce da Colui che è la nostra pace, che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia (Ef 2,14). Distrutta l’inimicizia, che la Legge stessa sanciva per le separazioni che operava tra Israele e le Genti, non può essere più giustificato il discepolo di Cristo, che odia i nemici. Infatti la grazia dell’Evangelo diventa in lui l’energia riconciliatrice, che tutto ha abbattuto e che continuamente abbatte ogni muro di divisione che si vuole erigere anche a nome dell’Evangelo stesso. 
 
Infatti nell’Evangelo non si riproducono le categorie sancite dalla Legge. La Legge mostra i giusti e gli iniqui, i buoni e i cattivi, separa Israele dalle Genti, esclude i pubblicani in quanto esemplari dei peccatori. L’Evangelo, nella forza unificatrice del Cristo, mediante la forza dell’amore, trasforma i peccatori in giusti, i malvagi in buoni e di tutti i popoli ne fa l’Israele di Dio. Ora il discepolo entra in questo processo trasformante con la forza dell’amore verso i nemici e la preghiera per chi perseguita.
 
Noi siamo figli per la rigenerazione e poiché ci ha dato il potere di diventare suoi figli (cfr. Gv 1,12) ci è data la capacità di manifestare nella nostra vita quello che siamo a imitazione del Padre celeste. Come infatti il Padre non fa discriminazione nell’ordine della natura così neppure noi dobbiamo farla. Infatti il sole è suo «perché da nessuno prese qualcosa per farlo» (Agostino). 
 
Ora egli lo fa risplendere senza fare preferenze; come pure la pioggia, essa cade sul campo dei giusti come su quello degli ingiusti. Anche nell’ordine della storia l’amore del Padre si è rivelato in Cristo (cfr. Rm 5,6) come è testimoniato in Giovanni: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio (Gv 3,16). Questa ricchezza dell’amore paterno sovrabbonda nel cuore dei suoi figli da irrompere come energia di amore e abbattere le barriere. Infatti dice subito:
 
Anche nella categoria dei pubblici peccatori si manifesta l’amore per i loro simili e in questo non si rivela che sono figli del Padre celeste. Al contrario coloro che il Padre ha reso suoi figli devono manifestare questa loro figliolanza con il varcare la soglia della reciprocità per amare chi non li ama. La ricompensa è il divenire figli di Dio.
 
Il saluto è dono di pace, la pace, che ci ha donato il Cristo. Questo saluto, poiché contiene in sé l’Evangelo, deve essere dato anche ai non fratelli e ai nemici per testimoniare la novità contenuta nella riconciliazione operata da Cristo. Per noi l’inimicizia è stata distrutta e quindi non ha più ragion d’essere. Se non si varca il confine entro il quale operano anche i Gentili, la nostra giustizia non è superiore a quella degli scribi e dei farisei (cfr. 5,20)
 
Il come sottolinea la partecipazione alla perfezione del Padre. Questa partecipazione è data in virtù del Cristo. Infatti «il futuro "sarete" indica sia un comando che una promessa del Messia ai suoi fedeli» (Bonnard). Il comando scaturisce dall’atto generativo di Dio; la promessa è il dinamismo racchiuso in quest’atto che si esprime nella rottura di ogni barriera per far traboccare su tutti quell’amore in virtù del quale siamo generati. In questo consiste la perfezione. 

IN ASCOLTO DEI PADRI NELLA FEDE
“Amare gli amici lo fanno tutti, i nemici li amano soltanto i cristiani” Queste parole di Tertulliano (Ad Scapulam 1,3), che vogliono esprimere la differenza cristiana, vertono significativamente sull’amore per i nemici. Questo appare come vera e propria sintesi del Vangelo: se tutta la Legge si sintetizza nel comando dell’amore di Dio e del prossimo (Marco 12,28-33; Romani 13,8-10; Giacomo 2,8), la vita secondo il Vangelo trova il suo compimento nelle parole e nei gesti di Gesù che indicano nell’amore del nemico l’orizzonte della prassi cristiana. Dice infatti Gesù: “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano” (Luca 6,27; cfr. Luca 6,28.29.35; Matteo 5,43-48) e tutta la sua vita – fino al momento della lavanda dei piedi anche a Giuda, colui che si era fatto suo nemico; fino alla croce, luogo del suo amore “fino alla fine” per i suoi (Giovanni 13,1); fino alla preghiera per i suoi carnefici mentre lo crocifiggevano (Luca 23,33-34) – attesta questo amore incondizionato rivolto anche al nemico. (comunità di Bose)

 




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