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Lectio divina Sesta Domenica di Pasqua – Anno C

Inserita il: 23/05/2019

1 commentario(i) ...

 
 
 
 
 
 
 
Gv 14, 23-29:
 
“Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà
e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”

23Gesù disse: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. 25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

CONTESTO E TESTO
La liturgia di questa sesta domenica di Pasqua ci introduce nella visione delle promesse di Dio, che si compiono. Il primo compimento è narrato dagli Atti degli Apostoli: la salvezza che Cristo ha realizzata è universale, è per tutti. Infatti al cosiddetto Concilio di Gerusalemme viene deciso, sotto l’impulso dello Spirito santo e non senza ampie discussioni, che ai cristiani provenienti dal paganesimo, non si poteva imporre la circoncisione, perché la salvezza dipende dal credere in Cristo ed essere battezzati nella sua Pasqua e non dalle nostre iniziative. In quel giorno la comunità cristiana realizzò le antiche promesse messianiche che i profeti avevano annunciato: la salvezza è per tutti i popoli e non solo per Israele. Nella seconda lettura, il testo dell’Apocalisse alza il velo sullo splendore della santa Gerusalemme del cielo, immagine della salvezza ormai realizzata e compiuta, in cui vivono tutti i redenti illuminati dalla gloria di Dio e dell’Agnello, immolato e risorto: è il compimento della storia della salvezza. 
 
Il testo evangelico, ancora tratto da Giovanni, riporta le parole di Gesù sulla inabitazione della Trinità nel cuore dei discepoli, esperienza fondante di chi ha dato ascolto alla sua Parola e si è aperto all’azione dello Spirito. Tutto l’insegnamento di Gesù verrà reso vivo dal dono dello Spirito, che ne farà memoria nel cuore dei credenti e come maestro interiore ci guiderà alla Verità tutta intera: il nostro compimento. 

SE UNO MI AMA “CUSTODIRÀ” LA MIA PAROLA E IL PADRE MIO LO AMERÀ E NOI…
Questa prima affermazione ha una portata incredibile: “Se uno mi ama vuol dire che osserva, che custodisce la mia Parola ed allora io e il Padre mio faremo a gara nel rispondere all’amore, che, a sua volta, ha risposto all’amore iniziale di Dio, ed entreremo stabilmente in lui”. Un percorso scandito da tre verbi: amare (agapào), osservare (terèo) dimorare (monè). Ogni credente, che ha ricevuto questo dono, si accorge che il suo cuore è diventato la casa stessa di Dio: Quindi una casa, che è illuminata dalla Parola, che è nutrita dalla Parola, una casa unificata intorno alla Parola, che riceve energia dalla Parola, che si identifica quasi con la Parola stessa: ed è la Parola del Padre e del Figlio, che hanno deciso di dialogare fra di loro e con colui che ha accolto questa Presenza. 
 
La parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato”. Questa Parola è la stessa Parola, che ha creato il mondo. All’inizio della Bibbia troviamo la Parola creatrice di Dio, che dice: “Sia la luce. E la luce fu”, e così in tutti i sei giorni della creazione, uno dopo l’altro. Ciò indica che la Parola, che anche noi abbiamo ricevuto dal Signore Risorto, non è una delle tante parole, ma è la stessa Parola del Padre. Il Padre Creatore è anche Colui, che attraverso il Figlio, ha rivelato la sua volontà di redenzione per tutti gli uomini, che sono peccatori in Adamo.
 
La Parola che Gesù trasmette ai discepoli viene dal Padre, ed è Gesù stesso, Verbo di Dio fatto carne. È il Figlio in ascolto del Padre che ci comunica i misteri della vita divina, della relazione trinitaria. Ma poiché la Parola di Gesù è del Padre, Egli ama chi osserva la Parola di Gesù. E il discepolo diviene la dimora del Padre e del Figlio: verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Il culto spirituale al Padre e al Figlio è l’osservanza dei comandamenti. Rientrando in se stesso il discepolo che ama trova la divina Presenza. Il Padre e il Figlio che sono UNO fanno del discepolo che ama il loro Tempio. In questo modo il discepolo che ama è ogni giorno sempre più attratto dalla divina Presenza e desidera rimanere nascosto al mondo per essere sempre più manifesto a Dio. (Cf Col 3, 3). Questa vicendevole manifestazione non avviene in ciò che è visibile ma nell’invisibile, non nell’esteriore ma nell’interno, e la condizione per divenire dimore di Dio è l’amore agapico.
 
Gesù sta per congedarsi dal mondo. Finora ha dimorato presso di loro in modo visibile, d’ora in poi dimorerà in loro spiritualmente, insieme col Padre. Lo Spirito, che il Padre darà ai discepoli, è Colui che fa dimorare i discepoli nella Parola di Gesù e quindi li rende dimora del Padre e del Figlio.

IL PARACLITO, IL DIFENSORE, L’AVVOCATO È ANCHE IL NOSTRO MAESTRO INTERIORE
Il termine Paraklitòs significa il soffio della vita, il soffio del Dio vivente, che il Padre manderà nel nome di Gesù, egli ci insegnerà ogni cosa e ci ricorderà tutto ciò che Gesù ci ha detto. È lo Spirito creatore! La potenza creatrice così come se ne parla fin dal primo racconto della creazione. È il soffio della vita. Notiamo anche che nel v 26 viene usato, il termine panta/tutto: vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Perché lo Spirito creatore è Maestro interiore! È il Custode della memoria, è il protagonista dell’economia complessiva che ha creato il mondo e continua a gestire le cose. È il disegno di Dio che si realizza, dove c’è di mezzo tutto! Lo Spirito è Maestro interiore nel senso che ci mette dentro, custodisce ed edifica dentro di noi la relazione con la Trinità e con il mondo intero! Con tutto, e custodisce in noi la consapevolezza di essere coinvolti in un disegno universale.
 
Lo Spirito Santo, il Paraclito, sarà con i discepoli. Egli è Colui che fa dimorare il Padre e il Figlio presso i discepoli e in Lui questi dimorano presso il Padre e il Figlio. In che modo? Insegnandoci tutto e ricordandoci tutto. L’insegnamento e la memoria che lo Spirito suscita nei discepoli non è una fredda intelligenza delle parole di Gesù ma è una memoria calda di amore, che scalda il cuore come ai discepoli di Emmaus. (Cf Lc 24, 32)
 
Essa diventa un meraviglioso cammino di conoscenza stimolata dall’amore, che tende alla pienezza. L’inizio della conoscenza è l’obbedienza della fede e la memoria della Parola di Gesù. Questo inizio è faticoso perché il discepolo è messo alla prova, ma se egli persevera nel custodire la Parola contro la tentazione dei vani ragionamenti del suo cuore, perviene alla conoscenza beatificante dell’amore per Gesù e quindi aperto all’opera dello Spirito santo che immette in noi la divina Presenza del Padre e del Figlio.

IL DONO DELLA PACE
Dicendo pace lascio a voi intende dire che solo Lui ha la pace, anzi è la pace stessa e che non c’è pace al di fuori di quella che Lui lascia; dicendo la mia pace do a voi intende distinguere la sua pace da quella del mondo di cui parla subito dopo. Lascio la pace perché vado al Padre, do la mia pace perché torno da voi; infatti, dopo la risurrezione, Gesù dona ai discepoli la pace e lo Spirito.
 
È Gesù che dona la pace nell’affidamento al Padre, in un atto di fiducioso abbandono, mentre il mondo non può darla perché la sua pace è basata sulla convenienza. Dice Sant’Agostino: «coloro che amano il mondo si danno la pace per godere senza molestie del mondo» e san Giovanni Crisostomo dice: «spesse volte la pace esterna finisce nel male; e a coloro che la possiedono non giova a nulla». La pace che Gesù dona può convivere anche con le sofferenze, le prove, le persecuzioni, perché è fondata sull’Amore di Dio che mantiene le sue promesse. Dopo aver dato la pace Gesù dice: non si turbi il vostro cuore e non s’intimorisca. La pace che Gesù dona toglie dal cuore il turbamento e il timore, proprio dell’orfano che non ha padre e madre e vive nell’insicurezza e nell’abbandono. 

LA TRINITÀ SANTA ABITA IN NOI COME IN UN TEMPIO
La dimora di Dio in noi è permanente, anche se a noi può sembrare diversamente per una discontinuità psicologica, alla quale non corrisponde affatto una maggiore o minore presenza di Dio. Il mondo non lo può vedere perché è nella disobbedienza. Non può avere nessuna esperienza, neppure iniziale, dello Spirito; quindi, per questo noi non possiamo avere nessuna partecipazione con il mondo, con le sue idee. Il punto decisivo dell’esperienza spirituale è quello di arrivare a percepire la presenza dello Spirito Santo in noi, quando ci accorgiamo che ci muoviamo non in noi ma nello Spirito. Il cammino è graduale: s’inizia con piccoli atti di obbedienza e così via.
 
Il mondo non può vedere il Cristo, oltre la sua morte, perché solo quelli che hanno almeno un germe dello Spirito possono riconoscere Gesù risorto. Solo chi ha lo Spirito può avere l’esperienza di Gesù vivente. La fede coincide con l’amore. Quando non c’è l’esercizio dell’obbedienza liberante, è difficile che la fede progredisca. Attraverso l’obbedienza di fede arriviamo a conoscere che Gesù è nel Padre e noi in Lui. Nell’esercizio progressivo di quest’obbedienza cresce l’amore così che sentiamo che Gesù è presente, che vive in noi e ci immette nella comunione con Lui e col Padre. Il Padre è la Fonte che possiamo riconoscere attraverso Gesù, che è il fiume della Vita e lo Spirito santo è il legame tra la Fonte e il Fiume. In questo senso il Padre è più grande. Per effetto del Battesimo e di tutte le grazie successive la presenza di Dio è molto più forte di quanto non avvertiamo, e continua, a meno che noi non la rifiutiamo con un atto di disobbedienza grave. Per cui chi vive nello Spirito Santo finisce col non dimenticare mai il Signore. La Parola “ruminata” diviene il Respiro della Vita nuova, che ci è data in dono e che accogliamo consapevolmente lasciando dimorare la Trinità nella nostra quotidianità.
 

 




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Paysandu - Uruguai

26/05/2019 | 14:57

Gracias por seguir adelante ¡con esta linda iniciativa!

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