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Lectio divina – XXXI Domenica del Tempo ordinario – Anno B

Inserita il: 29/10/2021

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Mc 12,28-34
«Non sei lontano dal regno di Dio»

Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altro all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

APPROFONDIMENTO DEL TESTO

La liturgia della Parola di questa 31° domenica del tempo ordinario nel ciclo B, ci invita a contemplare e a vivere il duplice amore che sta alla base di tutti i comandamenti: l’amore di Dio e l’amore del prossimo. Infatti nel testo del Vangelo di Marco 12,28-34 ci viene presentato il dialogo di Gesù con lo scriba, in cui Gesù afferma come, nell’ascolto e nell’amore di Dio e del prossimo, troviamo la sintesi di tutti i comandamenti.
 
Siamo nel contesto del soggiorno di Gesù a Gerusalemme, dopo quell’entrata trionfale nella città santa che l’evangelista Marco descrive al capitolo 11. Poi, di notte, Gesù va a dormire a Betania, probabilmente nella casa dei suoi amici: Lazzaro, Marta e Maria, e durante il giorno si reca nella città santa. Qui Gesù caccia i venditori dal tempio e questo fatto è incorniciato da un episodio per noi piuttosto strano: la constatazione da parte di Gesù di un fico che non porta frutto, un fico sterile che viene poi da lui maledetto. Si tratta di una vicenda fortemente simbolica che vuole indicare la sterilità di chi rifiuta il Cristo. 
 
Il capitolo 12 inizia con la parabola dei vignaioli omicidi che continua il riferimento a coloro che rifiutano di riconoscere la messianicità di Gesù. Segue la controversia sul tributo a Cesare e l’insegnamento sulla risurrezione dei morti. Ma il clima generale che si registra in questi capitoli è pieno di tensione, perché i capi cercano qualche pretesto per arrestare Gesù, ma non ci riescono. Ai vv 28-34 troviamo il testo di questa domenica, che racconta dello scriba che si rivolge a Gesù per domandargli qual è il primo di tutti i comandamenti. 
 
Cristo ha già compiuto il gesto forte di cacciare i venditori del tempio. Dopo essere stato interrogato dai sommi sacerdoti, scribi e anziani sulla sua autorità e sulla resurrezione dei morti, ora subisce per la terza volta una sorta di interrogatorio. Questa volta è uno degli scribi, certamente a conoscenza che Gesù compiva gesti significativi nel giorno di sabato, a porgli la questione di quale è il grande comandamento, quello che anche Dio ha osservato e che per questo è considerato il primo di tutti i comandamenti, cioè il riposo del sabato, in onore del Signore.
 
Ma Cristo risponde a un livello più profondo di come si aspettava lo scriba. Gesù intende la domanda piuttosto nel senso di quale è il primo comandamento dal quale in qualche modo dipendono tutti gli altri, dal quale gli altri derivano, il significato che sta a monte del comandamento. Per questo motivo la risposta di Cristo è sorprendente ed è curioso che lo scriba fino a un certo punto riesce a cogliere la profondità della risposta di Cristo perché attinge alla confessione di fede di Israele, ma poi non riesce ad andare oltre.
 
Gesù afferma che davanti allo scriba si trova Dio stesso che lo chiama, il Verbo di Dio, che è Figlio e che è vero uomo. La fede unisce i due comandamenti dell’amore: verso Dio e verso il prossimo, comandamenti che non si possono più separare. La realtà dalla quale dipende tutto è la fede da cui scaturisce l’amore. Dunque la fede è l’accoglienza dell’iniziativa di Dio, che ci dona il suo amore e che converte l’uomo all’amicizia con Dio: è il primato dell’amore.
 
In questa liturgia si denuncia l’incapacità degli scribi di vedere in modo organico e unito l’insegnamento religioso e l’esperienza d’amore, perché l’accoglienza di Cristo abilita l’uomo all’amore secondo Dio. Infatti in seguito a questo episodio Cristo si stupisce di come gli scribi riescano a parlare del Messia come figlio di Davide e non riescano a cogliere che proprio questo Messia è il Signore, il Figlio di Dio! 

 




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